Idea

La nostra storia: eravamo stanchi delle solite storie / Our story: we were tired of the same stories
*ITA* Venivamo dal “giornalismo interculturale“ e gli stereotipi ci inseguivano peggio di un incubo. Il nostro campo di interesse non ci aiutava molto, essendo un pacifico genere giornalistico che di solito nessuno legge, visto che ha a che fare con quella roba noiosa e sempre così buona che punta all’integrazione!
Ma noi, come giornalisti, avevamo anche tutta l’intenzione di superarli questi stereotipi. Perché sennò è ovvio il continuo rischio di finire dall’altra parte, nel buonismo più stucchevole. Anche se pure qui è assurdo prendersela coi buonisti, mentre i “cattivisti” impazzano senza che nessuno si prenda nemmeno la briga di definirli. Ma questa è un’altra storia.
Un giorno ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso, allora, che gli stereotipi sarebbero stati il nostro primo e unico argomento.
Perché il punto non è l’economia, la politica, la cultura, la cronaca, l’immigrazione, la tecnologia o l’ambiente. Il punto sono gli stereotipi con cui vengono riempiti i giornali e gli argomenti, che da sempre impediscono di vederci chiaro, mantenendoci confusi e infelici.
Vogliamo superare questo ostacolo. Senza diventare improvvisamente “cattivi”, al massimo politicamente scorretti. Perché noi non puntiamo alla tolleranza, noi vogliamo vera comprensione e vera convivenza. Perché gli stereotipi sono dappertutto e anche loro vanno guardati dritti negli occhi.
*ENG* We came from intercultural journalism and stereotypes chased us worse than a nightmare. Our field of interests didn’t help us much, being a peaceful journalistic genre read by nobody, seen that it is always related to boring and good stuff that aims at integration!
But we also had, as journalists, every intention to overcome these stereotypes. Otherwise the risk to end up on the other side, in the most nauseating “bleeding heart”, is obvious. Even if it is absurd to be against the “goody-goody”, while the “bady-bady” runs wild without nobody takes the time to define them. But this is another story.
One day we stared into each other’s eyes and decided that stereotypes would be our first and only topic.
Because economy, politics, culture, crime news, immigration, technology or environment are not the point. The point is the stereotypes put in newspapers and themes, which always prevent us from seeing clearly, keeping us confused and unhappy.
We want to overcome this obstacle. Without suddenly becoming “bad”, politically incorrect at most. Because we don’t aim for tolerance, we want true understanding and true coexistence. Because stereotypes are everywhere and we need to stare straight in their eyes too.

*(WIKI ITA)* Lo stereotipo è la visione semplificata e largamente condivisa su un luogo, un oggetto, un avvenimento o un gruppo di persone accomunate da certe caratteristiche o qualità. Si tratta di un concetto astratto e schematico che può avere un significato neutrale (ad es. lo stereotipo del Natale con la neve e il caminetto acceso), positivo (la cucina italiana è la più raffinata del mondo) o negativo (l’associazione tra consumo di droghe e la musica rock), rispecchiando talvolta l’opinione di un gruppo sociale riguardo ad altri gruppi.

Il termine “stereotipo” deriva dal greco stereos (duro, solido) e typos (impronta, gruppo), quindi “immagine rigida“.

Lo stereotipo era però anche uno strumento per primo utilizzato dalla tipografia. Venne inventato da un incisore francese, Firmin Didot, vissuto a cavallo tra ‘700 e ‘800, e stava a indicare una piastra di metallo su cui veniva impressa un’immagine o un elemento tipografico originale, in modo da permetterne la duplicazione su carta stampata. Nel tempo divenne una metafora per un qualsiasi insieme di idee ripetute identicamente, in massa, con modifiche minime.

Il termine stereotipo, all’interno delle scienze sociali, fu promosso da Walter Lippmann intorno al 1920, nei suoi studi sul pregiudizio.

Preconcetto, forma, modello, stampo, prototipo, convenzione, standard, cliché, consuetudine, abitudine, tradizione, frase fatta, luogo comune, banalità… sono tutti sinonimi di stereotipo.

Gli stereotipi più comuni comprendono una varietà di opinioni su gruppi sociali basate su etnia, sessualità, nazionalità, religione, politica e propensioni, ma anche professioni, status sociali e ricchezza.

*(WIKI ENG)* The stereotype is the simplified and widely shared vision of a place, an object, an event or a group of people united by certain characteristics or qualities. It is an abstract and schematic concept that can have a neutral meaning (e.g. the stereotype of Christmas with its snow and fireplace), positive (Italian cuisine is the most refined in the world) or negative (the association between consumption of drugs and rock music), sometimes reflecting the opinion of a social group regarding other groups.
The term “stereotype” derives infact from Greek words, stereos (hard, solid) and typos (print, group), hence “rigid image”.
But the stereotype was also an instrument first used in typography. It was invented by a French engraver, Firmin Didot, who lived between 18th and 19th century. It was a metal plate on which an original image or typographic element was imprinted, in order to allow it to be duplicated on printed paper. Over time it became a metaphor for any set of ideas repeated identically, en masse, with minimal modifications.
The term stereotype, within the social sciences, was promoted by Walter Lippmann around 1920, in his studies on prejudice.
Preconception, form, model, mold, prototype, convention, standard, cliché, custom, habit, tradition, set phrase, cliché, banality … they all are synonyms of stereotype.
The most common stereotypes include a variety of opinions on social groups based on ethnicity, sexuality, nationality, religion, politics and inclinations, but also professions, social status and wealth.

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