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aL Rinaldi

Purché si scriva.

Attenzione al “green (washing) marketing”

Una volta appurato che “la sostenibilità non è una moda”, ma dobbiamo stare attenti perché “se tutto è sostenibile, niente è sostenibile”, arriviamo alla parte più “superficiale” della faccenda. Come la sostenibilità si riversa nei negozi, su internet, nelle campagne pubblicitarie. Districandoci in una sorta di “giungla verde” che è fatta di tante vetrine e alcune nuove realtà, anche impensabili. Dal grande ruolo al piccolo contributo, infatti, ogni persona ha una sua importanza fondamentale in questo percorso insieme. Considerando che perfino 1 euro può fare la differenza…

“Se tutto è sostenibile… niente è sostenibile”

In tempi recenti, prima che arrivasse il coronavirus a sbaragliare le carte, si parlava molto di “sostenibilità”. Il tema non ha comunque perso la sua impellenza, anche o soprattutto alla luce di quello che sta succedendo: infatti, la natura trova sempre il modo per cambiare le cose, se l’uomo si ostina a non farlo. Ma forse solo oggi per la prima volta ci stiamo rendendo conto che, in effetti, questo “disinteresse” non ci conviene da nessun punto di vista…

Diary from a Roman quarantine… and a half

We are (almost) done. Maybe. And we are here to tell our point of view… without taking into account the deaths, the infected, the people without home or job, or both, the deep discomfort for a lost freedom, fear, uncertainty of the present and the future… we are “fine”. Even if this “emergency” seemed to regard only Italy in the “Western world”, we had the record of deaths. Actually all the world was involved since the beginning. It was just a matter of time. All the countries that lost time now have reached their “records”…

Lo smart working non è “semplice” lavoro da casa

Le testimonianze “dal basso”, delle persone che si conoscono, sono sempre più “vere”, in termini di intenzioni. Sono voci che vanno oltre la semplice intervista, e sono la parte più “antropologica” di StereoType. In questo caso sono citazioni di “amici” in qualità di “lavoratori” (e viceversa) che stanno affrontando il “nuovo mondo” del lavoro in quarantena. Per molti lavorare da casa non era un’abitudine, anzi, è stata una costrizione a cui si sono dovuti abituare per forza, e anche velocemente. Così, perfino in “Fase 2”, continuano a sperimentare un senso di “reclusione” senza benefici o addirittura con meno benefici rispetto al classico “lavoro in ufficio”. Il tutto a causa del famigerato “smart working”. Ma la colpa non è sua, siamo noi (italiani) che gli diamo il significato sbagliato, e da lì tutto il resto a cascata…

Raffaello, quando il virtuale è più “vicino”

Durante i giorni di quarantena si sono moltiplicati i “tour virtuali” per accompagnarci nelle mostre e nei musei italiani, sospese e chiusi da più di 2 mesi. Si tratta di iniziative che hanno portato compagnia e una boccata di aria fresca, seppur “digitale”. Gallerie e musei sono state infatti tra le prime “attività” a chiudere il 9 marzo 2020, nonostante molti abbiano spazi talmente grandi da garantire entrate contingentate, e dove in fondo, è già buona regola non avvicinarsi troppo e “non toccare” niente, ma questa è la realtà (virtuale)…

La nostra vita (da quarantena)

Dopo il racconto della “quarantena degli altri”, un’ultima carrellata di piccole storie, stavolta tutte italiane, e soprattutto tutte vere. Tra “eroi” dimenticati e tabaccaie “in prima linea”, stakanovisti pentiti e tensioni di famiglia che (invece) si allentano, ricerche epidemiologiche che rivelano l’assurdità della loro giustificata lentezza e un “distanziamento fisico” che non deve diventare davvero “sociale”…

Le vite (da quarantena) degli altri

Vogliamo raccontare una storia che inizia dalle nostre esperienze (da quarantena) e finisce con quelle degli altri, attraverso messaggi e parole che vengono da amici e persone a noi più vicine (nonostante tutto), ma non residenti in Italia, mentre l’Italia passava da uno (sfatato) ruolo di “untrice” (che non si dice) a (un più sentito) pezzettino di cuore che, forse, è in Europa…

Dàgli all’untore!

Per l’ultimo articolo in quarantena serve prima una precisazione linguistica, visto che soprattutto l’Italia, dopo la Cina, è stata additata come “untrice” d’Europa. A parte che cronologicamente non è vero, il termine ha comunque una carica negativa derivante dal passato e infatti da tanti anni si cerca di dismetterlo, ma ogni volta che arriva un’epidemia, pare che non se ne riesca a fare a meno… 

Coronavirus, why Italy?

Just yesterday the official confirmation from an Italian study conducted by Sima: “We can confirm that we have reasonably demonstrated the presence of viral RNA of SARS-CoV-2 on atmospheric particulate matter”. This increase “the persistence of the virus in the atmosphere as already hypothesized on the basis of recent international research. In the so-called ‘phase 2’ it is necessary to take into account the need to keep particulate emissions low”. And this explains better why Lombardia in particular…

Coronavirus, un karma per tutti

Di questi tempi è difficile guardare ai lati positivi, ma per fortuna ci sono sempre. In questi giorni li abbiamo notati e condivisi tra amici e conoscenti, e al 45esimo giorno di quarantena, cominciano a essere parecchi. Dai ribaltamenti di prospettiva alla natura liberata, oggi parleremo soprattutto di quanto ogni cosa sembra riacquistare il proprio significato, quello “vero e originale”, oppure il contrario, ne prendono uno completamente nuovo che mai avevamo considerato…

Coronavirus, how to navigate the confusion of data

An English study has recently claimed that there will be like 6 millions of infected only in Italy. Others say that they are now probably around 1 million. Everything is plausible, but most of the numbers that we chase everyday, fed by journalists, are only a guess that must be taken with a grain of salt. Especially today, every “expert” claims this while giving new data. So what should we look at to better understand the situation? The few certain facts and one deeper study that can give a far more positive perspective…

Coronavirus, a chance to walk on the other side

When the whole world was looking at Italy with worry, the virus was spreading everywhere else. This is because that worry wasn’t always “genuine”, but more often led by a stereotypical consideration of Italy, (one of) the“open flank” of Europe. With all the lack of controls and weak structures… (allusion by some news from England), being the country of disorganization and slowness “par excellence” (tacit from some French news). And this attitude came also from our debate. Is this disturbing? Yes, because it doesn’t tell the whole story…