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World Press Photo, il fotogiornalismo del 2021

L’ambiente resta una delle tematiche globali principali che hanno caratterizzato il 2021 e, di conseguenza, il racconto giornalistico. Per questo i finalisti selezionati per il premio di fotogiornalismo World Press Photo 2022 si sono spesso concentrati sulle problematiche locali e la lotta per i diritti delle popolazioni indigene.

In quest’ultima edizione, World Press Photo ha adottato un modello di rappresentazione regionale che desse visibilità più diffusa alla documentazione del reale. Oltre 4 mila fotografi da 130 Paesi hanno preso parte alla 65a edizione del concorso, presentando quasi 65 mila scatti. A vincere è stata la canadese Amber Bracken, che ha mostrato il memoriale per i bambini nativi americani morti due secoli fa nella scuola di Kamloops.

Il 19 giugno 2021 sono state scoperte 215 tombe anonime nella Columbia Britannica. Nell’Ottocento, i colonizzatori anglosassoni cercarono di assimilare in massa i nativi. Centinaia di migliaia di bambini furono strappati alle loro famiglie e rieducati, tra restrizioni, abusi, maltrattamenti. Si calcola che circa 4100 ragazzi morirono in queste scuole.

Amber Bracken, foto per il New York Times, premiata dal World Press Photo

Assalto alla Capitol Hill e fake news

Il 2021 si è aperto con l’assalto a Capitol Hill, sede del governo degli Stati Uniti. Se non fosse stato per i cinque morti tra manifestanti e forze dell’ordine, si sarebbe minimizzato e parlato di una protesta quasi folkloristica – l’attenzione fu più che altro catturata dallo “sciamano” di origini italiane.

Il problema di fondo è però quello delle fake news incontrollate, o forse meglio dell’era post-truth. Non conta dire o provare la verità, purché si creda abbastanza da far sembrare credibile la narrazione. Così le parole (fino a prova contraria infondate) del presidente uscente Donald Trump sul sovvertimento del voto popolare che lo avrebbe visto vincitore, hanno avuto l’effetto di convincere migliaia di persone a intervenire.

Nel 2016, la piccola città rurale di Veles, Macedonia del Nord, è stata segnalata come un epicentro di fake news. Per provare la facilità della manipolazione mediatica, il norvegese Jonas Bendiksen ha pubblicato un libro nell’aprile 2021 come progetto documentaristico su Veles. Sei mesi dopo, Bendiksen ha svelato che si è trattato di un falso, ogni persona ritratta nel libro è solo un modello generato al computer.

Conflitti

I momenti di tensione sono stati tanti in tutto il mondo. Il 1 febbraio 2021 Myanmar ha visto compiersi un colpo di Stato militare, a poche ore dal giuramento del Parlamento eletto. La repressione è stata durissima, osservatori delle Nazioni Unite e stampa internazionale hanno testimoniato l’uso di proiettili veri sui civili. Secondo Associated Press, i morti sono stati 114.

Sempre nel sud-est asiatico, anche la Thailandia ha visto un biennio (2020-21) di proteste contro il regime e la Costituzione militare del 2017. I manifestanti hanno attinto dalla cultura popolare hollywoodiana, esibendosi nel saluto con tre dita preso dal film Hunger Games.

A maggio si sono acuite le tensioni tra Palestina e Israele. Gli sfratti dal quartiere di Sheik Jarrah a Gerusalemme Est hanno infiammato il conflitto, che poi si è esteso in altre zone della regione. Nonostante il cessate il fuoco sia arrivato dopo 11 giorni, l’UNICEF ha stimato che circa mezzo milione di bambini a Gaza potrebbe necessitare di sostegno psicologico.

Boko Haram e Talebani

In Nigeria, sono proseguiti i rapimenti di studenti da parte di gruppi islamisti e bande armate, contro il secolarismo occidentale o come merce di scambio con prigionieri. Nel 2014, il rapimento di circa 300 ragazze da parte di Boko Haram ha avuto attenzione internazionale, ma nel tempo i riflettori si sono spenti. Secondo il presidente Muhammadu Mudari, sono oltre 12 milioni gli studenti traumatizzati e timorosi di recarsi a scuola.

Ad agosto, l’Afghanistan ha visto il ritorno al potere dei Talebani, dopo una paziente attesa di 20 anni.

Russia e Ucraina

Guillaume Herbaut, fotografo francese dell’Agence VU’, ha iniziato già dal 2013 il suo progetto di fotogiornalismo che ha raccontato le tensioni nell’area. Nel 2014 le truppe russe hanno occupato la Crimea, contestualmente i separatisti del Donetsk e Luhansk hanno proclamato l’indipendenza delle regioni. La situazione è ulteriormente precipitata nel 2022, ma dal 2021 la Russia ha iniziato a radunare i soldati al confine con l’Ucraina, fino all’invasione dello scorso febbraio.

Amazzonia

L’Amazzonia è in pericolo praticamente da sempre. Ma l’elezione di Jair Bolsonaro, presidente del Brasile dal 1 gennaio 2019, ha velocizzato la devastazione. Le politiche di estrazione mineraria, costruzione di infrastrutture, deforestazione per fare spazio a coltivazioni, sono le più aggressive degli ultimi decenni. Le conseguenze non sono solo per la biodiversità animale, ma anche per le comunità autoctone, costrette ad assistere al degrado del loro stile di vita.

Abigeato e fauna selvatica

Può sembrare anacronistico, ma la popolazione rurale del Madagascar sta subendo costanti razzie di zebù, bestiame dalla caratteristica gobba, da parte dei dahalo (banditi). Le diseguaglianze economiche e la crisi alimentare hanno esasperato violenze e furti. Gli scontri fra bande e contadini sfociano spesso in conflitti mortali. Le autorità malgasce, dal 2014, hanno inasprito gli interventi, ma Amnesty International denuncia anche gli eccessi di violenza governativa.

In India, l’estendersi delle aree coltivate sta invece restringendo gli habitat naturali, già a rischio. Le tigri del Bengala sono ridotte ormai a poche migliaia di esemplari, anche per la scarsità di risorse alimentari. Così, nelle aree di confine tra foresta e villaggi, non mancano attacchi delle tigri al bestiame. Raramente, gli attacchi riguardano anche gli umani, ma non per il nutrimento. Ciò accade quando le tigri accerchiate si sentono minacciate.

Incendi

Una piaga diffusa restano gli incendi, in tutte le zone della Terra. La Sachá (o Jacuzia per gli amanti del Risiko), oltre all’inquinamento e allo scioglimento del permafrost, è devastata dagli incendi. Secondo Greenpeace Russia, oltre 17 milioni di ettari sono bruciati, una superficie che supera l’estensione degli incendi di Italia, Grecia, Stati Uniti, Canada e Turchia messi insieme.

Il popolo Nawarddeken, indigeno dell’Australia, è invece abile nella pratica del burning, incendi controllati che bruciano lentamente il sottobosco, eliminando l’accumulo di combustibile che alimenta incendi più estesi. I ranger uniscono le conoscenze tradizionali con le novità tecnologiche per la prevenzione dei rischi. Così facendo, si riduce anche l’anidride carbonica che contribuisce al riscaldamento globale.

Libertà di stampa

Un’occhiata infine a quella che è stata la libertà di stampa nel 2021. Secondo Reporters Sans Frontières, 46 giornalisti sono stati uccisi e 488 arrestati nell’esercizio del loro lavoro. Censure, restrizioni, limitazioni di internet sono solo alcuni dei metodi. Per questo la fondazione World Press Photo sostiene le libertà della stampa e del fotogiornalismo, creando consapevolezza sulle questioni più urgenti.

Reportes Sans Frontières, mappa delle libertà di stampa 2021

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