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Julian Assange e l’arte: perché punire chi è sincero?

Davide Dormino (in foto) e la sua opera Anything to say? A monument to courage 2015-2020 dedicata a Edward Snowden, Julian Assange e Chelsea Manning.

Berlino, Alexander Platz. L’artista Davide Dormino (in foto) e la sua opera Anything to say? A monument to courage 2015-2020 dedicata a Edward Snowden, Julian Assange e Chelsea Manning. Foto credits davidedormino.com

C’è un’arte che è attivista, buca il silenzio e si schiera a difesa di Julian Assange. Essa si chiede: è davvero accettabile essere puniti per aver detto la verità? E come se tutto questo non ci riguardasse? Al Millepiani, spazio coworking di Roma, un incontro tra “artisti-attivisti” ha cercato di fare il punto su una situazione ormai al limite della democrazia…

Julian Assange è un giornalista, programmatore e attivista australiano

cofondatore (nel 2006) e caporedattore di WikiLeaks. Organizzazione internazionale senza scopo di lucro “specializzata nell’analisi e nella pubblicazione di materiale ufficiale censurato, o altrimenti soggetto a restrizioni, su guerra, spionaggio e corruzione“. Nel 2010 è diventato (finalmente) noto internazionalmente per aver divulgato documenti statunitensi secretati riguardanti crimini di guerra in Iraq e Afghanistan.

Per tali rivelazioni ha ricevuti molti encomi e onorificenze

finché nel 2019 è stato arrestato in Regno Unito per controverse accuse di stupro provenienti dalla Svezia, (poi archiviate). Di fatto una scusa in seguito alla richiesta di estradizione da parte degli Usa per cospirazione e spionaggio che non andò a buon fine. Infatti, forti proteste dall’opinione pubblica, sostenute anche dall’Onu e dal Consiglio d’Europa, hanno inizialmente portato alla negazione dell’estradizione. Ma l’ultimo pronunciamento di Londra (Dicembre 2021) ha nuovamente ribaltato la sentenza. E tutto questo avviene nel quasi completo silenzio mediatico… o perlomeno televisivo.

Per questo motivo, incontri come quello che si è svolto presso il Millepiani

spazio coworking di Roma nel Municipio VIII, ormai “protagonista culturale” della città, hanno una valenza importante. Sempre se si ha a cuore un tema meno dibattuto di altri, ma pressante, che riguarda la tenuta democratica, non solo di questi Paesi, ma globale. Curiosamente se ne parla di più in tema vaccini e/o green pass, che in fondo sono ancora dibattiti completamente aperti. Ma non su azioni conclamate di questo tenore, fatte alla completa luce del sole.

Un “evento ibrido per la libertà di Julian Assange”

che si è svolto venerdì 4 Febbraio 2022 in streaming e in presenza (qui sotto il video). E in cui si è parlato di “Arte come forma di attivismo”. Questa, come è stato subito sottolineato da Marianela Diaz di Italiani per Assange, e moderatrice dell’incontro, “spesso si sostituisce al silenzio dei media”. Ci mostra “quello che dovremmo sapere, scoperchiando le nefandezze e rendendo evidente l’ipocrisia di tutti. Dove non c’è il dovere arriva l’arte, per essere liberi, ovvero avendo a disposizione tutti gli strumenti per scegliere”.

Presente, in presenza, il fotografo tedesco Richard Lahuis

con il suo Valid Values, “un progetto politico” come lui stesso l’ha definito, “iniziato nell’estate del 2019 e ancora in evoluzione”. Una serie di ritratti fotografici, “volti a sostegno di Assange” che nel tempo si sono tradotti in “una performance globale” che mostra chi è stato perseguito per aver sostenuto i diritti umani, chiedendo solo trasparenza: “dai media ci si aspetta un’investigazione, eppure l’equilibrio è completamente andato. Così volevo esplorare queste persone che se ne sono rese conto. All’inizio non ne conoscevo nessuna” – tra le foto esposte al Millepiani c’è un ritratto di Ai Weiwei, artista, documentarista e attivista cinese, e di Barbora Bukovskà, avvocata per i diritti umani e attivista ceca-slovacca. Ma semplicemente “seguendo il caso Wikileaks, e poi scrivendo il progetto, ho mandato i miei inviti tramite e-mail, e così ogni persona ha seguito la precedente”.

Gli artisti sono testimoni, hanno la capacità di leggere la realtà”

“Arte è già politica se lavora sulle emergenze, e gli artisti-attivisti sono ancora più interventisti. In particolare l’arte pubblica come la mia. Per me Assange è un’artista, quello che ha fatto è una forma d’arte. Sulle guerre – in Iraq, Afghanistan… – non sapevamo cosa fosse successo, ma lui ha pubblicato senza paura. È fondamentale ‘raggiungere le persone’. Possiamo vedere che ci stanno levando dei pezzi di democrazia. L’arte accresce la consapevolezza, perché tutto questo non c’è in nessuna notizia”.

Presente anche Jamil El Sadi, 22 anni, un altro art-attivista palermitano-palestinese

Fa parte di un collettivo, Our voice, in cui si intende “dare voce a chi non ne ha” che è anche autore di un video in tema dal titolo #AChair4Assange (qui sotto). “Fa troppo male per essere detto: 175 anni di prigione per aver detto la verità, ma la verità non ha padrone, può essere ascoltata o ignorata”. Il collettivo unisce volontariato + informazione attraverso l’arte ed è presente in 12 città italiane e in Sudamerica. Abbracciando tutte le forme artistiche e molti aspiranti giornalisti. “Con Assange hanno fatto il classico colpirne 1 per educarne 100, ma come diceva Gramsci La cultura è organizzazione, conquista di coscienza superiore, l’arte è dunque una presa di coscienza, ma anche di responsabilità”.

A proposito di sedie, Davide Dormino è lo sculture friulano autore di Anything to say?

A monument to courage 2015-2020, un trittico scultoreo in bronzo, a grandezza naturale, che rappresenta le figure di Edward Snowden (informatico e attivista statunitense che nel 2013 rivelò programmi top-secret di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico), Julian Assange e Chelsea Manning (la ex militare statunitense che passò i documenti secretati ad Assange). Tutti si ergono sopra delle sedie. Ma c’è una quarta sedia vuota: questa “è per noi, per chi deve dire qualcosa o per chi si vuole semplicemente mettere al fianco delle tre figure che rappresentano il coraggio di voler sapere e di rifiutare di essere controllati”.

Durante l’incontro presenta un video che pone delle domande molto chiare:

“Perché puniamo le persone che vogliono essere sincere?”

“Perché viviamo tutto questo come se non ci riguardasse?”

Dal 2015 le statue si muovono tra le città, da Berlino a Roma, da Belgrado a Parigi. La prossima tappa di Davide “sarà al Festival Vicino/Lontano di Udine”.

Ma, qualcuno si chiede: come l’arte aiuta Assange (e viceversa)?

Anche secondo Dormino, lo fa “smuovendo l’opinione pubblica. La street art per esempio è molto diretta. La seconda parte non è il punto. WikiLeaks per me è un nuovo modo di fare giornalismo”. E per andare avanti “serve presunzione, l’energia dei giovani, e io mi ci sento ancora”.

Winchester, Uk, 2011 “Durante tempi di inganno, dire la verità diventa un atto rivoluzionario” – George Orwell (Foto credits Newtown Graffiti)

Presente anche Amedeo Ciaccheri, presidente dal 2018 del Municipio VIII

che va da Ostiense all’Appia Antica. Giovanissimo (33 anni), nato e cresciuto alla Garbatella, è un nome che si fa sentire in giro per aver dato una nuova visibilità alla Sinistra Civica. E tante iniziative di innovazione e inclusione, che hanno portato a un plebiscito popolare che l’ha recentemente riconfermato: “questo di Assange pare l’argomento più evitato nel mondo. Nonostante io ricopra ora un ruolo istituzionale, continuo a fare attivismo sociale. E questa è una battaglia sul futuro della nostra democrazia”.

Il Municipio ha ospitato una delle poche presentazioni romane del libro su Mario Paciolla

un’altra storia estremamente controversa, riguardante un nostro cooperante Onu ritrovato morto “suicida”. Ma a quanto pare Paciolla era “terrorizzato e pronto a fuggire: in molti ritengono che sia stato eliminato per aver documentato un bombardamento da parte delle forze militari colombiane ai danni delle Farc (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia) che aveva ucciso diversi bambini. E non sarebbe nemmeno l’unica…

“Sono tanti gli attivisti morti o arrestati” nel più completo silenzio

“Per esempio, grazie al caso di Novak Djokovic”, il noto tennista serbo trattenuto in Australia per non aver rispettato le procedure Covid, “abbiamo scoperto un detenuto che è rifugiato politico”, commenta la Diaz, facendo riferimento al caso di Mehdi Ali. Compagno di prigionia di Djokovic, arrivò in Australia dall’Iran nel 2013, a 15 anni. Da allora è sempre stato in carcere. Con lui almeno altri 30 richiedenti asilo illegittimamente detenuti. C’è una sorta di “doppia colpa quando a tacere su questi temi sono degli intellettuali”.

“Preferiscono una vera democrazia o un luogo oscuro?”

Richard Lahuis risponde così alla domanda “i giovani cosa possono fare?”. “Se tu consenti tutto questo, non potremo andare avanti per molto. Il dovere di tutti è esprimersi ed essere ispirati”. Stella Morris, avvocata e attivista sudafricana, nonché “moglie di Assange, dice: ogni generazione ha una battaglia epica da combattere e questa è la nostra. Per questo era per me importante fotografare un mondo che ancora si cura della giustizia e della trasparenza”.

Due ritratti di Valid Values di Richard Lahuis – Ai Weiwei and Barbora Bukovská – sono esposti presso la mostra di LoosenArt, Political Statement, incentrata sul ruolo dell’arte come strumento di impegno e lotta politica, e dedicata a Julian Assange (nella foto). Presso il Millepiani di Roma fino al 16 Febbraio 2022

“L’indignazione è la torcia nei confronti di un mondo disumano”

Jamil cita Salvatore Borsellino, attivista e fratello minore del magistrato Paolo, anche lui assassinato da Cosa Nostra nel 1992. Significa che “i giovani devono fare tutto, qualsiasi cosa gli venga in mente. Oggi è anche il compleanno di Vittorio Arrigoni”, reporter e attivista, ucciso dal terrorismo islamico nel 2011, che tutti abbiamo presto dimenticato, quello “che diceva ‘restiamo umani‘. Tutti siamo responsabili. La scultura di Davide è un megafono che coinvolge. Essere giovane e non essere rivoluzionario è una contraddizione perfino biologica diceva Salvador Allende. L’importante non è il come, è il fare. Anche se l’arte coinvolge 1 sola persona all’inizio, poi si arriva a migliaia. Ma di certo serve organizzazione. Chi vuole andare contro la mafia per esempio non sa da chi andare”. Ma rivolgersi all’arte e all’attivismo è un grande terreno comune.

“Unire al clima anche la democrazia” 

“Le cose più importanti da difendere”, commenta Richard. In fondo “sarebbe facile fare un passo avanti dai Fridays for Future“. Perché, come sottolinea Patrick Boylan di Peacelink, non dobbiamo perdere di vista il succo della questione: “qui il segreto è un abuso, è necessario levare il Segreto di Stato dove è stato ingiustamente imposto”.

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