Religions

Il dispotico smartphone

My beast. Photo by Tudor Baciu on Unsplash

Recentemente mi è capitato di passare da una nota marca di cellulare a un’altra nota marca di cellulare e le differenze si sono fatte sentire. Ma non su ciò che mi aspettavo: tecnica e “pulizia del design”, quanto sul suo insito e sottile “dispotismo”…

Esistono diverse marche di cellulari, anche se non sembra. Infatti, soprattutto una è ormai così riconoscibile che tutti le fanno pubblicità senza volerlo.

Sembra che anche in questo ambito il mondo sia spaccato a metà, come a delineare le prime bozze di due “archetipi di cellulare”. O almeno questo è quello che mi è sembrato di vivere, passando da uno all’altro.

Presente nella top 3 di quasi ogni classifica, il mio primo impatto col cellulare di cui tutti parlano è stato piuttosto freddo. O come dico io o niente”. Questo mi ha detto il mio diciamo nuovo cellulare già dai primi momenti. Facendomi subito sentire meno libera rispetto a prima, perché, di fatto, decide tutto “lui”!

La prima cosa che mi ha sconvolto è che si accendeva da solo. L’altro non aveva mai osato. Anzi, spegnerlo era quell’attimo meraviglioso di stacco dal mondo virtuale. Di riposo. Anche per “lui”, che diamine! E invece no. Non sia mai che rimanga spento per più di 3 minuti.

Ecco le altre “dispotiche differenze”, scoperte finora:

Romesh Ranganathan: qui ancora si gioca e si scherza su certe differenze…
  1. Devi per forza stare in Wi-Fi e a Bluetooth spianati. Sì, perché tanto è inutile cercare di esercitare il proprio libero arbitrio: se tu la sera prima lo imposti diversamente, poi quando si riaccende te li ri-impone per forza. Praticità? Sarà! Ma comunque anche questo non succedeva con l’altro “tipo” di cellulare.
  2. Devi per forza far sapere dove sei, fornendo la tua posizione in modo automatico, se vuoi avere la possibilità di usare le mappe in modo normale. (E poi ti credo che si scarica subito!) Con l’altro smartphone decidevo io quando e se condividere la mia posizione senza perdere funzionalità. In parte correlato a questo, con la navigazione in incognito praticamente non puoi usare Google (il che può essere una buona notizia, esistendo alcune alternative), a meno che non vuoi passare la vita ad accettare (ancor peggio se no) i cookies.
  3. Memoria aggiuntiva per forza nell’etere e a pagamento. Ma una scheda SD? Troppo vecchia! O troppo facile? O troppo fuori dal loro controllo?
  4. Anzi, quasi tutto è a pagamento per questo cellulare, evidentemente, “da ricchi”: app altrimenti gratuite qui sono a pagamento o non esistono oppure costano di più. E comunque, che tu voglia comprare o no, prima di fare qualsiasi cosa devi dare la carta… su le mani!
Trevor Noah: qui già veniamo delineati come i Neanderthal del Nuovo Millennio…

E poi, alla faccia della semplicità del design, di fatto è più complicato fare tutto perché niente è intuitivo. A partire dal “torna indietro”… dopo aver impiegato diversi minuti a risolvere l’enigma, oggi mi diverto sempre molto a osservare i neofiti. Come “rinominare le foto”… e dai a cercare, fino a scoprire, dopo altre ore, che un’operazione così semplice e utile è impossibile.

Insomma questo cellulare non è mai stato semplice, eppure è sempre stato osannato. Ricordo che, per decenni, l’iniziale incompatibilità e, soprattutto, la sincronizzazione è stata l’incubo di molti… per questo da altrettanti mi chiedo il perché del suo (falso) mito. Ovvero del suo (non completamente vero) stereotipo del “cellulare perfetto”.

Per il resto, al di là di marche e tipologie, forse è più importante diventare maggiormente consapevoli di come i cellulari, come nuovi media in generale, ci stanno cambiando. Se c’è persino chi, come me, pur non amandoli particolarmente ne rimane comunque succube, cosa succede a chi li adora? La stand up comedy è sempre una buona fonte di riflessione, sdrammatizzata, ma ci va giù più “pesante” in merito, e ha le idee piuttosto chiare su che effetto abbiano sulla gente i cellulari e loro derivati, come emoji, selfie e soprattutto i social network

Filippo Giardina: infine, con uno dei nostri, tra i più “acidi e veri”… ci si guarda allo specchio con un certo sconcerto…

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