Ethnos

Le barzellette sono una cosa seria

Jorge da burgos nome della rosa

Jorge da Burgos nella versione cinematografica de “Il Nome della Rosa”

Le barzellette godono di una duplice reputazione. Se da un lato vengono considerate retaggio di un umorismo ormai passato, facendo storcere il naso a molti, dall’altro hanno una grande valenza storico-popolare, come tutta quella cultura tramandata oralmente fatta di canti, proverbi, massime, tradizioni. Sono un patrimonio ormai collettivo, impossibile risalire alla fonte originaria. E forse non avrebbe nemmeno senso.

La stessa etimologia della parola “barzelletta” è, stando alla Treccani, incerta. Probabilmente indica il diminutivo di bargella, “forma poetica del Quattrocento. Suo sinonimo è l’antonomastico storiella”. Ma le barzellette esistevano già da millenni.

george menois storia riso derisione

George Minois, Storia del riso e della derisione

Secondo lo studio condotto dall’Università di Wolverhampton e guidato dal professore di Umanistica, Lingue e Scienze Sociali Paul McDonald, la più antica barzelletta certificata è sumera e data circa il 1900 a.C. Ma l’uso di raccontare storie divertenti era comune alle diverse popolazioni dell’area – e non solo.

Dal IV o V secolo d.C. abbiamo notizia del Philogelos, (dal greco “amante della risata”), una vera e propria raccolta di barzellette, la prima di cui si abbia traccia. Un po’ come il teatro, anche questo tipo di racconto sfruttava dei personaggi tipo – avari, intellettuali, scorbutici, pigri, invidiosi, gelosi, abitanti di questa o quella città, a seconda delle rivalità.

Già greci e romani avevano un rapporto quantomeno conflittuale con le barzellette. Aristotele predicava equilibrio nel riso, affinché non diventasse “degradante”, ma non ne era completamente ostile – Il nome della Rosa verte praticamente su questo. Scrive invece lo storico francese George Minois che presso il santuario di Eracle, fuori Atene, si riuniva un gruppo di comici detto “i Sessanta”, tutti di alta estrazione sociale. Le loro barzellette iniziavano sempre con “i Sessanta dicono che…”

Anche a Roma si richiedeva misura. Secondo l’accademica e scrittrice britannica Mary Beard, l’umorismo era parte fondante della società dell’epoca, coinvolgendo perfino gli imperatori. Ma meglio non abbondare, del resto “riso abundat in ore stoltorum” (il riso abbonda sulla bocca degli stolti).

Mary Beard ridere antica roma

Mary Beard, “Ridere nell’Antica Roma”

Se nel Medioevo la popolarità delle barzellette sembra avere una flessione – vedi (sempre) Il nome della Rosa – nel Rinascimento si ha un ritorno in auge di questa tecnica umoristica. Poggio Bracciolini, oltre a essere stato uno storico, umanista e segretario papale, si è dilettato, a metà del Quattrocento, nella pubblicazione del volume Facetiae (Facezie), prima raccolta europea del suo genere. La sua circolazione rimane però circoscritta a certi ambienti, per l’uso del latino – ma la mancata diffusione fra le masse ne evita la censura ecclesiastica.

Dalla diaspora, gli ebrei si erano sparsi in tutta Europa, portandosi una tradizione umoristica riassunta dal termine tedesco witz (barzelletta, storiella, arguzia). Fatta anche di autoironia e soprattutto di molta catarsi, è resistita a fatica ai tentativi di assimilazione e alle persecuzioni.

Le barzellette non hanno risparmiato neanche i dittatori del Novecento, che fossero Mussolini, Hitler o Stalin, dimostrando adattabilità alla contemporaneità, pur nel mantenimento di strutture e schemi più o meno fissi.

Se le barzellette sono (anche) il termometro di una popolazione nel tempo – e sarà per questo che non sempre invecchiano bene – allora è (quasi) il turno dell’intelligenza artificiale. Questa ha iniziato a sostituire l’uomo in molti lavori pesanti, il dubbio è riuscirà a farlo anche per le attività intellettuali. Intanto è in grado di scrivere articoli giornalistici, vedremo però come andrà con quelli di opinione.

Gregory bateson Umorismo comunicazione

Gregory Bateson, L’umorismo nella comunicazione umana

Janelle Shane, ricercatrice statunitense di ottica e intelligenza artificiale, sta tentando di “insegnare” l’umorismo alle reti neutrali. La difficoltà sta nel plasmare una mente artificiale in modo che sia elastica abbastanza da comprendere e apprezzare il surreale e illogico meccanismo delle barzellette. Praticamente l’opposto della canonica programmazione dell’intelligenza artificiale, che deve necessariamente seguire razionalità e coerenza, non certo il paradosso.

Per ora, quindi, possiamo affidarci solo alla nostra materia grigia. Gregory Bateson, antropologo, sociologo e psicologo britannico, è stato anche uno dei più importanti studiosi di gioco, umorismo, barzellette e storielle nell’ambito della comunicazione umana.

Sosteneva che “le barzellette in sostanza si collocano tra due livelli di percezione, due livelli di configurazione. Quando essi si intrecciano uno sull’altro ridiamo o piangiamo; o creiamo l’arte o la religione… o diventiamo schizofrenici”.

 

L’ARTICOLO TI È PIACIUTO? SOSTIENICI CON UN CAFFÈ!

Un articolo per il costo di un caffè, quello che ci dà energia tanto quanto voi lettori 🙂 Grazie! ❤ P.S. non mancheranno premi per i migliori donatori!

€0.90

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s