Ethnos

Le vite (da quarantena) degli altri

 

Roma, Aprile 2020 – lungo strade deserte e silenziose gli oggetti erano gli unici a parlare (foto credits aL Rinaldi StereoType Magazine)

…Ma arriviamo alla “caccia all’untore” vera e propria. La mia storia inizia con una scena vissuta su un autobus. Fine febbraio 2020. Entro dalle porte anteriori e tutte le persone presenti si girano contemporaneamente verso di me con sguardo inquisitorio. Panico. Pavlovianamente lo sai che questo può succedere solo se hai qualcosa addosso di veramente terribile. Mi tocco il viso, mi guardo i vestiti. Poi mi volto. E dietro di me era salita una mamma cinese con due bambini piccoli di ritorno da scuola. Continua con un’altra storia di vita vissuta durante la prima settimana di Marzo 2020 quando, di ritorno dalla Spagna (dove nessuno ci aveva guardato male) conosciamo una coppia di Milano e dei ragazzi di Brescia, rendendoci subito conto dei (nostri) stupidi sorrisi tirati e relativi saluti da lontano, come se il nostro essere romani ci potesse conferire un “certificato di immunità” (a proposito…) che a loro non spettava. Prosegue con un altro racconto di un “comico”, riguardo un suo amico siciliano, cameriere in Francia, sempre ai tempi del “pre-pandemia”. Durante una telefonata gli confessava che “all’inizio ci prendevano per il culo, e pure a me facevano le battutine, tipo ‘basta che non ci metti il coronavirus‘”. In tutti questi casi, purtroppo, era la paura che agiva in sopravvento.

Non un vero documento… ma quasi. Molte aziende produttrici di disinfettanti in Usa, in seguito alle dichiarazioni di Trump, si sono viste costrette a rilasciare dichiarazioni pubbliche come: “in nessun caso i nostri prodotti disinfettanti sono somministrabili nel corpo umano”, come riportava anche lo stand-up comedian americano Trevor Noah nel suo nuovo Daily Show satirico in streaming da casa sua. “In fondo io amo quelle persone che stanno chiamando i loro dipartimenti sanitari di riferimento per chiedere se ‘dovrebbero’ provare a curarsi con dei disinfettanti… perché questo significa che perfino la gente che è abbastanza stupida da bere candeggina è ancora abbastanza intelligente da non credere a quello che dice Trump!” 

La storia continua con una serie di rivolgimenti mai visti prima. In poche settimane la Francia (solo per continuare un esempio su tutti) cambia completamente atteggiamento nei confronti dell’Italia. Dopo averci preso in giro sull’attacco alle stazioni prima dell’imminente chiusura del Paese, ecco che i francesi fanno lo stesso (e c’è chi da italiano ha preso in giro a sua volta oppure ha capito quel detto, tutto il mondo è paese, per la prima volta); poi, dopo essere stata quasi sempre lontana da noi nei negoziati in Europa, ecco che si mette al nostro fianco; infine, e al colmo dei colmi, da che ci accreditava abbastanza poco, letteralmente segue l’esempio italiano. Praticamente per la Francia ci voleva il coronavirus per riconoscersi “paese latino” come tutti gli altri (cioè con più o meno gli stessi climi e tipo di relazioni sociali…), ma non è insulto!

L’unica differenza era che Italia, Spagna, Grecia e Portogallo non l’hanno mai cercato di nascondere, d’altra parte era difficile negare l’evidenza…! Ma anche qui, attenzione a questi discorsi generalisti. È plausibile che questo possa essere l’atteggiamento generale di una nazione, o almeno quello che possiamo percepire noi nei suoi confronti, al netto di tutti gli stereotipi che noi abbiamo sui nostri cugini (snob), ma non dimentichiamoci mai che ogni Paese sta al posto in cui sta, anche, per dei meriti, e di certo è difficile non ammettere che la Francia non sia tra quelli “latini” il più vicino al Nord (e non solo geograficamente), così come la Germania tende a trainare il Nord/Est in generale. Poi certo, il bello dei Paesi del Sud è anche che non c’è alcun interesse (e forse poca capacità) nello stare a capo di niente, nessuno di fatto guida o prevarica l’altro (o forse è proprio l’Italia quella che più cerca di “smarcarsi”), ma qua ci stiamo perdendo in un’altra storia (già raccontata in inglese).

La storia principale continua con i primi giorni più “spensierati” di quarantena, fatti di canzoni ai balconi, applausi di sostegno, flash mob di vicinanza, proiezioni sui muri delle città, visite virtuali a mostre e musei, letture in streaming, concerti in casa, dibattiti tra facce mai accostate prima… tutto il mondo umano è stato in grado di rivoluzionare, e nel giro di pochissimo tempo, il suo modo di vivere, e l’ha fatto in modo positivo, creativo, nuovo. Perché oltre a essere sociale, l’uomo è soprattutto un animale, e come tale ha dalla sua l’adattabilità.

Lo screenshot di un messaggio di un’amica russa che descrive la situazione pandemia a Mosca… e che al 29 Aprile ci aggiorna sui numeri: “in due settimane molto è cambiato. Il numero dei positivi si avvicina a 100mila. Il numero di morti è arrivato a 1000. E non scenderà, finora va solo verso l’alto. Tra le buone notizie, le compagnie aeree hanno iniziato a vendere i biglietti per giugno. Penso che questo sia un buon segno 😀” E da noi? Di certo non ne parla nessuno…

Poi arrivarono i messaggi degli amici fuori dall’Italia. A inizio quarantena tutti ci scrivevano preoccupati per la nostra sorte, senza vedere che (noi vedevamo che) lo stesso stava accadendo anche da loro. (L’Italia è stato il settimo Paese, fuori dall’Asia, a segnalare il primo caso autoctono). Anche qui si ripeteva una sorta di distinzione noi/voi, ma come potevano capire che era tempo del “noi” se i loro governi dicevano tutt’altro? Ci chiedevano com’era la situazione in Italia e noi raccontavamo, ma nel nostro piccolo abbiamo sempre cercato di tenerli allerta. Quando ci facevano i loro in bocca al lupo, ci veniva da dire: “state attenti anche voi, meglio stare un passo avanti al Governo”.

D’altra parte all’epoca i commenti iniziali di Macron e Johnson ce li ricordiamo tutti… e il “bello” (di Johnson) è che solo ora che si è ammalato (e ripreso dopo ben 3 settimane) frena sulla ripartenza. Una tipica esclamazione romana ci starebbe tutta in questo caso. Per non parlare di Trump, in uno scriteriato ritardo dall’inizio alla fine. (Anche se bisogna sottolineare che c’è una sostanziale differenza tra chi ha strategie diverse, sebbene più pericolose, come puntare tutto sull’immunità di gregge, e chi ha tentato di negare completamente il virus fino a poco tempo fa). Ma al contrario di tutti loro, noi amici siamo sempre qui che ci continuiamo a sentire con affetto, ma senza più distinzioni di sorta. Anzi, adesso c’è chi prende i nostri modi di dire a bandiera:la prudenza non è mai troppa” ripete l’amica francese, scoprendo con lei che in inglese esiste più o meno lo stesso concetto (better safe than sorry). E sono queste piccole cose che fanno pensare che qualcosa forse sta cambiando, perlomeno nel cuore di molti di noi.

Perché così è in tutto il mondo. Ma con le dovute differenze che aiutano a capire meglio anche la nostra situazione, nel bene e nel male. Non solo la Francia, tanti altri Paesi hanno provato ad andare avanti facendo finta di nulla (v. anche il Giappone), e di certo anche perché forti di mezzi, non tanto più adeguati, quanto più largamente diffusi di quelli italiani (il nostro “male”, cioè fare bene ma non ovunque), ma alla fine presto o tardi, anche “i migliori” hanno dovuto accettare la battuta di arresto… nel frattempo l’Italia, nel rendersi conto dei suoi limiti e fermandosi prima, ha salvato tante persone, ma ne ha perse altrettante. Come all’inizio alcuni di noi (soprattutto politici) cercavano di godersi ancora gli adorati aperitivi, qualcuno di loro faceva il puffo per strada “contro il coronavirus” a rigoroso contatto con centinaia di altre persone. Ma oggi la Francia blocca il campionato di calcio, per fare un altro esempio, mentre l’Italia, in merito, ancora “nicchia“, verbo molto specifico che spesso sembra caratterizzarla…. ma il percorso alla fine è lo stesso per tutti.

Così lo vediamo dagli amici dalla Russia, da dove arrivano commenti contrastanti, divisi tra “la gente è in panico” (il che “è interessante per lo studio degli stereotipi”) e tutto sembra “a posto, non c’è isterismo tra la popolazione”, forse anche per l’introduzione di un “pass elettronico”, perlomeno a Mosca. In ogni caso sembrano permanere dei dubbi circa i numeri riportati dalle istituzioni. Dagli Stati Uniti ci chiedevano opinioni su certi “rimedi” alquanto strani e indefiniti (bere acqua calda, lavarsi le mani ogni 20 minuti, assumere zinco e vitamina C, evitare ingestione di “cose fredde”…) che si sosteneva apparissero anche sul sito ufficiale della CDC (Centers for Disease Control and prevention)… ma noi sinceramente non ne abbiamo trovato traccia – dove però è scritto che “i pazienti positivi possono lasciare casa se non hanno avuto febbre per almeno 72 ore” (mentre in Olanda la soglia si abbassa a 24); sempre dagli Stati Uniti, ma con variante emigrato dall’Europa, si sentono completamente in mano a un pazzo che consiglia il WC Net per disinfettarsi (a citazione di alcuni meme che girano in Italia ma che non sono molto lontani dalla realtà)…

Lo screenshot di un messaggio di un’amica che condivide le sue preoccupazioni da espatriata negli Stati Uniti durante la pandemia Covid (Marzo 2020). Il che tra l’altro è un grande esempio di come le teorie complottiste siano direttamente proporzionali alla sfiducia riposta nei propri governi e istituzioni che purtroppo nel tempo hanno tradito (e forse lo fanno sempre di più), e ora è davvero difficile uscire dal circolo vizioso…

Così iniziano a elencarti una serie infinita di “teorie complottiste”, per disperazione, perché da queste convinzioni che la gente intorno a loro ha, devono districarsi ogni giorno, soprattutto difendere i loro bambini, tutta roba piuttosto spaventosa, ben architettata e soprattutto molto diffusa, che a confronto qui siamo tutti scienziati. E si commuovono, alla fine, per quei video di comunanza che arrivano dalla Spagna o dall’Italia, perché anche loro sono spaventati e perché forse, in nome di un American dream che nel tempo si è venduto pure l’anima, si sono improvvisamente resi conto che “il cuore è in Europa”… che sarà pure un’altra illusione, ma forse è la migliore in circolazione

(continua con La nostra vita (da quarantena), altre piccole storie, stavolta dal punto di vista degli italiani)

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