Religions

Iconicità dei capelli

In uno speciale Halloween dei Simpson, Homer indossa i capelli del criminale Serpe, giustiziato. Ma la capigliatura gli trasferisce la malvagità del suo vecchio possessore

Perdere il lavoro, la casa, la salute, l’amore (citando miseramente Massimo Ranieri)? No, peggio, i capelli. I sondaggi, anche condotti in vari Paesi, riconducono a risultati simili. Ovvero, in media, il 60-70% degli uomini ha questa paura, denominata falacrofobia. Il timore è legato alla perdita di status, sicurezza di sé, seduzione e sensualità. Eppure è una sorte comune a praticamente la metà dei maschi (l’80% se saliamo di fascia d’età) e sempre più diffusa anche tra le donne.

Biologicamente, i capelli femminili possono crescere a lunghezze triple o quadruple di quelli maschili, prima di spezzarsi e terminare il ciclo vitale. Ecco perché storicamente gli uomini hanno capelli più corti e le donne sono meno soggette alla calvizie, soprattutto legata a condizioni di salute.

Iconografia mitologica

Palestina, parecchio avanti Cristo. Dalila tradisce Sansone tagliandogli la folta chioma, che gli conferiva forza e virilità. Generalmente, le religioni hanno raffigurato la potenza degli dei attraverso lunghi capelli e vigorose barbe, da Zeus a Odino al Dio monoteistico ebraico prima e cristiano poi – Allah, nel dubbio, non può essere rappresentato.

La stessa iconografia del Cristo, tralasciando i colori nord europei, non avrebbe avuto lo stesso effetto “con lo zig zag di Homer Simpson” – per usare le dissacranti parole del comico Daniele Fabbri. Rigirandola, Homer sarebbe visto allo stesso modo se al posto dello zig zag avesse la chioma di Renegade?

Capelli “tentatori” e “maligno” scapigliato

Ma le religioni hanno anche un rapporto conflittuale con i capelli. In chiesa, per onorare il padrone di casa, l’uomo doveva togliersi il cappello (soprattutto in passato, quando tutti lo indossavano) e rimanere a capo scoperto. Rientrerebbe nel normale galateo dei luoghi chiusi, ma le donne, all’opposto, dovevano coprirsi.

sansone dalila taglio capelli

Sansone e Dalila, dipinto di Max Liebermann. La forza e la virilità dell’eroe biblico stava nei suoi capelli

L’ebraismo predica il contrario. Uomini con la kippah, donne senza niente. Le donne islamiche devono coprire i capelli e altre parti del corpo. Stando al Corano è un segno di umiltà verso Dio – ma le controversie in materia sono molte… Hare krishna (lasciando un codino) e bonzi si rasano completamente, come simbolo di castità. In varie culture, i capelli hanno una connessione con la maturità, spirituale, anagrafica e sessuale.

Il “male”, come fauni, satiri, diavoli (che ne riprendono le sembianze), streghe, spiritelli vari, ha invece un’iconografia più disordinata, arruffata, anche sporca.

Personalità

Anche laicamente, viene da chiedersi se Che Guevara sarebbe stato così leggendario, visto che batte Gandhi nella sfida delle magliette. Scherzi a parte, la scelta di come portare i capelli – per chi se lo può o poteva permettere – ha assunto significati precisi. Negli anni ”60/’70, capelli lunghi sono stati uno dei simboli della ribellione al conformismo della società.

È stranoto che i nazisti rasassero i prigionieri dei campi di sterminio per annullarne lo spirito, ma non sono stati i primi. Già gli antichi romani imponevano la rasatura ai prigioneri come forma di disprezzo, così come le “streghe” condannate al rogo secoli dopo. E così inizia Full Metal Jacket, con una scena carica di significato dove i neo-coscritti sono affidati al barbiere militare.

Segno di identità e appartenenza

Le acconciature hanno spesso definito identità e appartenenza, di casta o geografica. Rientrano nella fattispecie il tipico taglio dei samurai in Giappone o la moicana – in voga tra i wyandot, ma per errore dei francesi attribuita ai moicani.

Oppure è evidente in sottoculture geograficamente più trasversali. Nel punk – che riprende la cresta mohawk – nel reggae, rasta anche fuori dalla Giamaica, nel rock, nell’hip hop (rasatura o treccine cornrow, di derivazione africana.

Calvi “relegati” a villain

Mentre i calvi sono stati spesso relegati a ruoli da cattivo, da villain. Nosferatu, Lex Luthor, Mr. Burns, Ernst Stavro Blofeld (007, poi parodizzato con il dr. Evil), mr. Mxyzptlk eccetera.

La fredda realtà

Brad Pitt in Troy, capelli di Achille

Omaggio di Viola El a Brad Pitt nel ruolo di Achille nel film Troy. A parte inesattezze nella narrazione e “americanate”, le gesta del Pelide sono sottolineate dai lunghi e folti capelli

La fredda realtà è che i capelli, non è un mistero, non hanno nessuna funzione o utilità per la sopravvivenza della specie. Del resto, scaldavano di più i peli diffusi in tutto il corpo, che comunque sono andati diradandosi. Eppure, nessun popolo è mai riuscito ad ignorarne la forte simbologia. Anche ora che la scienza ha spiegato qualche cosetta in più rispetto ai secoli scorsi, la loro caduta è temutissima. Perché la percezione sociale del calvo diventerebbe quella decadente di un uomo ormai anziano, che ha già dato tutto.

Nonostante ciò, stando agli stessi sondaggi, alla paura raramente corrisponde un’azione concreta, di prevenzione. La maggior parte si abbandona al fatalismo. Anche perché, come dice Daniele Fabbri, “la speranza è gratis, il trapianto no”.

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6 replies »

  1. a proposito di Stereotype, sta palestina che non esiste oggi e non esisteva certo parecchio avanti Cristo, certo non prima dell’arrivo dei Romani in GIUDEA e ISRAELE ce la potete risparmiare?

    • che la palestina non esista ho qualche dubbio, il fatto che sia murata viva non la fa sparire sotto il tappeto. il mito è sansone e i filistei, da cui deriva il nome palestina. e comunque non è il punto focale, visto che si parlerebbe di ciò che i capelli simboleggiano. shalom

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