Origins

Italia sotto stress. Il rapporto Censis 2019

“È un mondo difficile. È vita intensa. Felicità a momenti e futuro incerto”. Era il 2000 e Tonino Carotone cantava questi ormai leggendari versi che, quasi venti anni dopo, possono essere ripresi per sintetizzare il rapporto Censis 2019. Il quadro che ne emerge parla di un’Italia sotto stress, preoccupata dell’avvenire, di capisaldi come il mattone e i Buoni ordinari del tesoro che non rassicurano più e di contrastanti dati (amore e odio) sulla politica.

L’aleatorietà, appunto, è l’unica certezza, percepita dal 69% delle persone. Ottimismo e pessimismo sono quasi equamente bilanciati, pur con una prevalenza del secondo (17,2%) sul primo (13,8%). Il “welfare” familiare, che per generazioni ha rimpiazzato quello ufficiale, è pure in crisi e questo senso di solitudine è fonte di ansia.

Se aggiungiamo che, come anticipato, anche gli investimenti “classici” nelle case e nei Bot non danno le stesse garanzie di ascesa sociale del passato – mercato immobiliare fermo e rendimenti dei titoli prossimi allo zero – lo stress è servito.

Il consumo di ansiolitici è salito del 23,1% in tre anni, i consumatori sono diventati 4,4 milioni, 800 mila in più del 2015. Bisognerebbe aggiungere che le prescrizioni (anche salendo verso gli antidepressivi) sono sempre più facili, ma è un problema che meriterebbe un capitolo a parte.

La situazione lavorativa ed economica sono la principale causa di scoramento. In molti altri Paesi flessibilità e lavoro a tempo parziale sono soluzioni efficaci: la prima consente di variare impiego mantenendo alti gli stimoli (vedi gli Stati Uniti, con l’eccezione fisiologica di qualche anno di crisi) e il secondo permette di occuparsi di se stessi, facendo sport, dedicandosi alla famiglia o ai passatempi preferiti non solo nei residui di giornata (Olanda e nord Europa in generale).

italia mattone stress censis

Anche l’investimento nel mattone, considerato salvifico in tutta Italia, non garantisce più stabilità né crescita sociale

Ma in Italia questo non funziona. Già è dura trovare un lavoro giusto per le proprie competenze, figurarsi cercarlo ogni due o tre anni o prenderci uno stipendio insufficiente a coprire le spese. E la “resilienza opportunistica”, come la definisce il Censis, spinge al feticismo verso il contante, la cui accumulazione e risparmio sono segni di “attivazione di processi di difesa spontanei e molecolari degli interessi personali, a dispetto di proclami pubblici e decreti”. Contrariamente alle tendenze mondiali, l’uso del contante è aumentato del 33% nel decenni 2008-2018. Per gli italiani fa da argine alla recessione.

La disillusione nei confronti del sistema socio-politico-economico è alta, tre italiani su quattro, si legge nel rapporto Censis, non si fidano nemmeno del prossimo, figuriamoci delle istituzioni.

Il rapporto con la politica è però quello che fa emergere i dati più contraddittori e paradossali. Ciò che ha più fatto notizia è stata la voglia, per il 48% del campione, di un “uomo forte al potere”. Questa aspirazione è stata vista come un rischio deriva di estrema destra, la realtà è più sfaccettata e basta guardare quello che è successo negli ultimi anni (o da sempre).

È vero che i primi “uomini forti” che vengono in mente sono i vari Putin, Trump, Duterte o Bolsonaro, ma la domanda del sondaggio è interpretabile anche in maniera più sfumata, ovvero nel senso di una personalità forte e risolutiva e queste istanze sono state presentate anche da sinistra, almeno quella sinistra “di governo”.

Renzi ad esempio è stato un accentratore e, fino al referendum, ha raccolto consensi altissimi proprio per il carattere deciso. Dopo il suo declino è partita la ricerca di un leader che compattasse il centrosinistra, con tante critiche ai segretari poco convincenti da quel punto di vista, come sono stati Bersani o Veltroni. Il MoVimento 5 Stelle ha sempre fatto finta di guardare alle idee collettive (che sarebbe cosa buona e giusta), ma il carisma di Grillo (spesso ispirato dalla dinastia Casaleggio, rimasta più nell’ombra) ha da subito preso il sopravvento.

Il vero problema è la mancanza di incontro tra istituzioni (alto) e cittadinanza (basso). Ognuna delle parti si aspetta che sia l’altra a prendere in mano la situazione, perché sono valide (ma parziali) entrambe le visioni. Si migliora se miglioriamo dal basso e si migliora se il buon esempio arriva dall’alto. Quindi perché non puntare al compromesso?

L’allarme del crescente disinteresse politico e dell’astensione in costante aumento è stato lanciato da decenni, soprattutto perché coinvolge le classi più basse come operai e disoccupati (tra l’80 e il 90% di sfiducia), i più disillusi. Al tempo stesso le notizie di cronaca politica sono le più lette, al 42%, contro, ad esempio, il 29,4% di un argomento molto più popolare come lo sport, il 26,1% di cronaca nera e il 18,2% di cronaca rosa.

Paradossale è che l’economia sia letta appena dal 15,3%, nonostante preoccupi più del doppio dell’immigrazione (22%) e più del quintuplo rispetto ad ambiente e cambiamenti climatici (8%). Anche se sono tutti temi collegati. La desertificazione spinge sempre più a migrare verso dove… c’è cibo e non terreno sabbioso incoltivabile (avrebbe detto, anzi urlato secondo il suo stile, il comico statunitense Sam Kinison) così come cambiare verso un’economia verde può portare nuovi posti di lavoro.

stress italia lavoro

Classica stock image sullo stress da lavoro e futuro incerto

Altre contraddizioni sono tra il desiderio di pace e la frustrazione. Quasi la metà degli italiani vorrebbe più poeti, scrittori e filosofi in TV, il 73% più scienziati, medici ed esperti in generale. Dall’altra parte lo stress di cui prima è tangibile, il 48,6% ha affermato di aver assistito ad almeno una prepotenza immotivata in pubblico; il 43,7% non si sente sicuro nelle strade frequentate abitualmente; il 25,7% ha litigato con qualcuno in pubblico.

In un quadro così poco roseo per l’Italia, stravolto dai cambiamenti sociali sempre più rapidi e condensati in pochi anni, c’è anche una nota di ottimismo evidenziata dal Censis. “Il furore di vivere degli italiani li riporta tenacemente ai loro stratagemmi individuali. Finché l’ansia riuscirà a trasformarsi in furore e il furore di vivere non scomparirà dai loro volti, non ci sarà alcun crollo”.

1 reply »

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s