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I (veri) incentivi delle auto elettriche

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Nemmeno il mitico van degli hippy si esime dall’innovazione elettrica, anzi, la nota casa automobilistica tedesca è come al solito il traino di questo cambiamento

Le auto elettriche sono il futuro, ma in Italia siamo ancora in fase esplorativa. Se da una parte c’è ancora tanta diffidenza, rafforzata anche da certi stereotipi, dall’altra non siamo messi così male come di solito siamo portati a pensare. Un incontro organizzato dall’Aci ha cercato di dare un quadro esauriente su questa nuova tecnologia per incominciare a capirci qualcosa di più…

(Continua da Traffico: l’inquinamento delle auto che possiamo eliminare subito)

Quali sono dunque gli stereotipi (più o meno sfatati) che creano le maggiori resistenze riguardo la nuova tecnologia dell’auto elettrica? Partendo dal presupposto che spesso vengono mescolati dati e opinioni, iniziamo da Mauro Vergari di Adiconsum (in teoria l’associazione più super partes) che, anche da utilizzatore di primo pelo, aveva segnalato cinque aree su cui porre l’attenzione:

1.Ricarica (pubblica e domestica) e costi energia. Questa è sicuramente “la problematica che più interessa chi guida elettrico”. Secondo i dati Adiconsum al momento esistono 4mila punti pubblici di ricarica nazionali per un “sufficiente livello di mobilità”. Colonnine gestite da EnelX (la costola nata nel 2017 che si occupa della transizione energetica) che salgono al doppio se si considerano anche le installazioni fatte in Europa (tra Spagna e Romania). L’azienda ha recentemente assorbito un’app californiana (Juicenet) che ti indica dov’è il punto di ricarica più vicino e per quali costi. Quindi, secondo l’associazione dei consumatori, “tutto ok se si installano delle colonnine elettriche in strada”, ma che significa “ricaricare la macchina a casa?” Detto così suona semplice, ma una macchina in casa di certo non entra! Ricarica domestica significa infatti che si deve avere la possibilità di parcheggiare nel proprio cortile o giardino, o avere almeno un proprio box auto, perché l’attacco elettrico in sé non è un problema, visto che “è il cavo dell’auto che gestisce la spina” come succede per i cellulari. Per chi invece vive in zone ancora non servite da colonnine elettriche di ricarica e nessuna possibilità di “parcheggiare in casa”, ecco che il problema della ricarica si pone eccome. In questo senso, secondo Adiconsum, sarebbe “necessario mettere colonnine elettriche in ogni distributore di benzina”.

Ma a parte la ricarica… che dire della durata della batteria? A questa domanda risponde un altro neo-utilizzatore, l’ingegnere Paolo Matteucci di Nissan: “Sì è vero che ci vogliono 15 ore per la ricarica completa, ma bisogna anche dire che 15 ore servono per percorrere 400 km! In una giornata media più di 5kwh non si spendono solitamente. Basta utilizzare i tempi morti come si fa per il cellulare: a me è sempre bastata la ricarica di notte o durante le ore in ufficio o in riunione”. D’altra parte in quasi 10 anni molte case automobilistiche hanno già aumentato la potenza delle loro auto elettriche – per quanto riguarda Nissan nel 2010 aveva 24kwh di capacità, mentre oggi sta a 62 kwh. Velocità massima (per l’auto più potente) di 157 km/h. Inoltre, riferendosi ai “negazionisti dell’elettrico” che ancora difendono il diesel, “mi pare che c’è molta confusione in giro. Anzitutto la Co2 è un alterante, non un inquinante, e solo l’elettrico ha la potenzialità di ridurla al 100%”. Hanno però ragione i “negazionisti” a sottolineare che “bisogna vedere questa elettricità da dove arriva…” perché è sicuramente vero che se non viene da fonti rinnovabili siamo da capo a dodici. Ma oggi per fortuna le cose stanno cambiando, senza nemmeno sottovalutare tutti i miglioramenti tecnici che, a partire dal 2001, hanno investito anche le vecchie centrali a combustibili fossili.

Risultati immagini per auto elettrica vs ibridaLa conferma di un generale miglioramento arriva anche dall’Ispra con l’ultimo rapporto 2019: “L’analisi mostra che storicamente l’aumento dell’efficienza tecnologica nel settore termoelettrico e il conseguente impiego di combustibili a minore contenuto di carbonio hanno avuto un ruolo determinante nella diminuzione delle emissioni di CO2, ma a partire dal 2007 la quota delle fonti rinnovabili assume una dimensione rilevante, con un contributo alla riduzione delle emissioni atmosferiche superiore a quanto registrato per le altre componenti”. Quindi è vero che i combustibili fossili sono “migliorati”, ma niente è meglio delle rinnovabili! Nel 2019 in Italia, checché si dica per sminuirci sempre, si può stimare che già più del 40% dell’energia elettrica viene da fonti rinnovabili (i fornitori sono obbligati, e i dati 2018, in più o meno costante crescita dal 2007, si attestavano al 38,9%). C’è una bella lista su Wikipedia di tutte le centrali elettriche italiane: è vero che alcune vanno ancora a carbone (v. quella – Enel – di Civitavecchia che rifornisce Roma, appunto) ma sul rinnovabile siamo secondi solo alla Svezia e l’obiettivo europeo (“il 32% del consumo energetico lordo dovrà provenire da fonti rinnovabili entro il 2030”) è già raggiunto. Ma se tutti usassimo l’elettrico? La rete di distribuzione ce la farà a reggere? Secondo questi ingegneri la risposta è sì perché pare che l’aumento di energia sarebbe del solo 15-19%. È la potenza elettrica il punto…

Se metti una colonnina, intorno comprano auto elettriche“. Anche Alberto Piglia di EnelX è dello stesso avviso di Nissan. “Come per il cellulare il problema non è la produzione di energia, piuttosto la ricarica contemporanea di più vetture”. Ostacolo che si può facilmente superare grazie alla digitalizzazione della rete. In questo modo “si possono rallentare le cariche centralmente” perché solo “il digitale può creare questa flessibilità per ottimizzare energia”. Perché però non si può accumulare energia?, chiedono dal pubblico. Per legge pare che non si possa fare… ma la risposta di Enel qui è vaga, “non conviene per piccole batterie…”

Ricarica lenta e veloce. “La ricarica lenta non è un problema se è fatta di notte“. Il problema della notte piuttosto sembra essere un’altro (“c’è meno rinnovabile”, di fatto solo l’acqua, ma niente sole e spesso anche il vento si placa nelle ore notturne). Infatti, quello che non si sottolinea spesso è che “acqua, sole e vento sono fonti intermittenti“: solo la digitalizzazione può regolarle. In questo senso “l’auto elettrica è un’opportunità, perché essa può dialogare con la rete stessa”. Per quanto riguarda l’eventuale problema di sovraccarico della rete elettrica: “se tutti fossero elettrici ci sarebbe maggiore stabilità della rete elettrica, perché la richiesta di elettricità porta alle fonti rinnovabili” naturalmente.

2.Il cambio delle abitudini, ovvero la lotta contro gli stereotipi. “Motivare il cambiamento” è infatti la parte più difficile “perché il cittadino italiano difficilmente è disposto a fare modifiche, a meno che non sia costretto da imposizioni normative”. Ma secondo Dino Marcozzi, segretario generale di e-Motus, associazione senza fini di lucro che “ha la missione di contribuire ad accelerare la transizione dell’Italia verso modelli sostenibili”, “il problema italiano non è tanto tecnico quanto percettivo: ancora non si avverte la transizione, c’è molto conservatorismo e scarso dialogo tra le parti. Spagna e Italia sono i Paesi più in ritardo nel settore. Si registrano infatti “solo l’1% di Ev (Electric Vehicle) rispetto al 10% della Norvegia” per esempio. Luca Zucconi di Fleet Magazine riporta i dati delle sue interviste su quale sia la paura che più frena l’acquisto dell’auto elettrica, che sono solo conferme poiché la ricarica è la prima preoccupazione (al 50%), il secondo problema è che la novità non sia affatto conosciuta (20%), infine il terzo scoglio è proprio il cambio di abitudine (15%). Le ibride (Hev – Hybrid Electric Vehicle) al momento sono favorite perché non bisogna attaccarle alla spina offrendo comunque un certo avanzamento in termini di risparmio in emissioni e la possibilità di entrare in ZTL. Si conferma anche la reattività delle aziende, con investimenti sull’elettrico dal 46 al 56% nel solo passaggio dal 2018 al 2019″.

Nell’abbracciare l’elettrico “le donne sono più caute, forse proprio per il discorso ricarica“, dice ancora l’ingegner Matteucci di Nissan, una delle prime case automobilistiche che di fatto ha investito nel settore. Ma lui assicura, da guidatore diretto, che “oggi con l’elettrica si vive già bene, è solo un cambio di abitudine come successe per il telefonino. Quando è ferma si carica. Punto”. Pare proprio che per lui questo terrore da batteria a terra sia insensato: “dalle 8 alle 20 ho fatto Roma, Firenze, Prato, Roma senza caricarla al massimo”. Se non un vero e proprio paradosso visto che “l’Italia è il Paese in Europa con il maggior numero di punti di ricarica”.

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“Amsterdam Logistic Cityhub sfrutterà al massimo i trasporti via acqua per le consegne nel centro della città. I furgoni di consegna saranno sostituiti da tranquille imbarcazioni elettriche appositamente sviluppate per la città”. Forse anche Venezia potrebbe imparare da questo. Nonostante sia la città car-free per eccellenza, oltre al problema del Mose, Venezia ha anche il problema del grande inquinamento dato dai vaporetti…

3. Sharing. Se tutto il settore fosse impostato “solo elettrico”, sarebbe un grande “strumento di promozione della mobilità sostenibile”. Finora sono dodici città italiane che lo stanno già facendo: oltre a quelle più “prevedibili” come Roma, Milano, Napoli, Venezia, Torino, Bologna, Firenze, Cagliari, spiccano anche cittadine di provincia come Modena, Lecce, Catania e Latina. Per EnelX invece “il cambiamento passa attraverso le flotte aziendali”. In ogni caso queste auto elettriche vanno fatte vedere. “Nei prossimi anni la rete di distribuzione sarà gestibile“, sostiene Francesco Naso di Motus-e, associazione sempre caratterizzata per il suo ottimismo. “L’elettrificazione dei consumi è il trend del futuro e ci sono già colonnine ad alta potenza. Al 31 ottobre 2019 le flotte aziendali elettriche sono aumentate del 64% con un risparmio non solo in termini di Co2, ma anche economico. L’intenzione è quella di estendere le flotte anche per il noleggio e il leasing, e poi per il pool (car sharing aziendale). Per questo proponiamo di aumentare la deducibilità possibile e limitare il costo massimo. Il Rapporto Formez PA, il più completo sulle flotte destinate alla Pubblica Amministrazione, dice che oggi si prevedono delle gare Consip per la fornitura… ma purtroppo non sappiamo esattamente chi sta rinnovando il parco. Mancano i dati”.

4. Il problema della vendita dei veicoli. Purtroppo al momento siamo “al limite della vendita scorretta”, secondo Adiconsum, ma non tanto per malafede, quanto perché i “concessionari non sono ancora preparati”. Ma secondo Nissan il problema non è nemmeno la vendita (visto che afferma che sta vendendo eccome), “il problema è sulle immatricolazioni”, che stanno portando a dei ritardi di consegna al 2020.

5. Incentivi. Come spesso succede per i settori in crescita che devono farsi conoscere, sono tantissimi gli incentivi auto 2019, “dalla fiscalità alla mobilità agevolata”. Un entusiasta Marcozzi dichiara: “Oggi a Milano con 6mila euro ti porti a casa una macchina” perché questi incentivi vengono da più parti: dal Comune, dalla Regione e anche dalla concessionaria. Per non parlare dell’Ecobonus 2019 dal valore di 4mila euro messo a disposizione dall’Unione Europea, ed è solo uno di tre strumenti di finanziamento europei. Adiconsum fa sapere che ci sono incentivi “anche per i condomini che intendono aumentare la potenza elettrica” per ricaricare le auto nei propri spazi privati. Ce ne sono molti altri però, fondamentali, che ancora non sono stati attuati. Incredibilmente infatti, “l’auto elettrica è ancora assente nel codice stradale” e non ha ancora una “segnaletica omogenea”.

In questo bel quadretto mancava solo qualche assessore del Comune di Roma, e c’è Andrea Cerimele che afferma che “il piano elettrico è partito a settembre 2018. Grazie alla collaborazione tra pubblico e privato per ora abbiamo 322 impianti sul territorio (di cui 120 pre-esistenti). Entro il 2020 bisognerà arrivare all’obiettivo raggiungibile di 700 impianti per ricarica standard e veloce. Due ostacoli di fronte: il costo dell’infrastruttura ramificata che stiamo realizzando; il dove istallare per i tanti vincoli architettonici insieme con la lunga burocrazia. Non rispondiamo a delle richieste, di fatto stiamo creando una domanda futura”.

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Ecco un’auto elettrica dentro: praticamente vuota… (da MC Motor India)

Piacere di guida. Ecologica, veloce, ricaricabile come un cellulare, i pregi delle macchine elettriche sembrano non finire qui. Pare infatti che guidarle dia un particolare comfort dato dal “baricentro più basso per la presenza della batteria al centro dell’auto”. Inoltre, l‘elettrico si sposa bene con la sicurezza… e col portafoglio. L’auto elettrica si guida con un solo pedale… o quasi. Bisogna infatti pensare che “in un’auto elettrica la frizione non c’è, non ci sono i lubrificanti, i filtri del carburante e antiparticolato, l’olio, le cinghie… In questo senso si può immaginare come “la manutenzione si abbatta del 50%” rispetto alle auto “normali”, ma anche alle ibride. Inoltre, “in frenata l’auto recupera energia e non emette”. Infine, a proposito di incentivi, “l’assicurazione è ridotta del 47% rispetto alle ibride e il bollo è gratis”.

Per concludere, “esiste anche già la filiera di trattamento e recupero“, dichiara Luigi De Rocchi di Cobat, che si occupa della gestione rifiuti del settore automotive, per prendere al volo “l’opportunità del second life” su cui è stato fatto “un memorandum di understanding” (ormai si parla in un mix di italiano, inglese e latino). Cobat si dice “già pronta per la gestione delle batterie al litio, ma mancano ancora le regolamentazioni e gli standard”. Cosa che è effettivamente fondamentale visto che ormai “le multinazionali si approcciano all’Europa come un interlocutore unico, invece di dover mediare tra tanti Stati diversi, e lo fanno anche nel settore automobilistico”. Cobat non è l’unica impresa sorta assieme al nuovo settore dell’auto elettrica: sono già nate “nuove fabbriche di batterie in Europa, come Catl, Tesla, Samsung…”.

In poche parole l’auto elettrica assomiglia molto all’auto del futuro e “non sembra avere un difetto”, come sostiene Adiconsum. D’altra parte le previsioni del mercato parlano chiaro: nel 2025 ci saranno 250mila Ev immatricolate, ibride qualcosa in meno. Mentre nel 2030 si prevedono 4 milioni e mezzo di Ev”. Il mondo va verso l’elettrico e le previsioni più ottimiste vedono il 50% del parco auto nel 2040.

Insomma, l’ascesa dell’auto elettrica in Italia c’è ma è bloccata da qualche impasse, (rete di ricarica, rete di distribuzione e fonti rinnovabili) che in parte, e costantemente, stiamo superando tutte con 22mila utilizzatori di auto elettrica già felici. Soprattutto, anche se c’è una certa differenza tra le varie Regioni, l’Italia è perfettamente in marcia e in linea con gli obiettivi europei di rinnovamento energetico (siamo dentro il target 2020 e, se lo manteniamo, anche quello 2030). Basti vedere l’andamento del carbone che era in crescita fino al 2012 e in costante discesa da allora a oggi (attualmente al 10%). In ogni caso, “considerando che sono previste quasi 10mila imprese nella filiera dell’auto elettrica… c’è speranza di correre!”

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