Gender

Contemporanee, oltre ogni divisione politica

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Il primo incontro pubblico de Le Contemporanee a Napoli (marzo 2019)

Nel giorno del Congresso nazionale delle famiglie di Verona, dove si difende una famiglia “naturale” che non esiste, visto che il matrimonio di certo non cresce sugli alberi, un altro incontro, di tutt’altro tenore e spessore, ha preso luogo a Napoli. L’inaugurazione di Le Contemporanee, startup sociale e piattaforma digitale che vuole raccogliere a livello nazionale ed europeo tutti i femminismi e le correnti di genere, in modo da unirsi finalmente in un unico corpo pensante, che abbia quindi un’azione più forte e completa su questi temi. Perché il diritto è lo stesso per tutte e per tutti, al di là di ogni differenza e politica…

Nella cornice dello stupendo Osservatorio Astronomico di Capodimonte a Napoli (Inaf) tante donne e uomini si sono riuniti per definire il periodo storico in cui stiamo vivendo e quali sono i prossimi passi auspicabili, in modo tale che ogni diritto acquisito non si ritrovi improvvisamente svuotato, minacciato o addirittura abolito.

A spiegarlo bene è Emma Bonino: “questo è uno di quei momenti in cui vorrei avere il dono dell’ubiquità, perché sono contenta di stare con voi, ma quanto vorrei essere a Verona!” La platea ride. “Ovviamente hanno anche loro il diritto di esprimersi, ciò che dà fastidio è il patrocinio che hanno ricevuto da Parlamento e Regione… Una cosa è sicura: non ci dobbiamo inseguire sul terreno della volgarità, distribuendo gadget orrendi! Ma questa cosa di Verona forse ci aiuta: vedendoli in faccia, quelli che ci vogliono levare ogni nostro diritto, magari ci svegliamo. Siamo, anzi siete state quiete e silenziose per molto tempo, visto che io ho sempre lottato, ma dalla siesta siamo passate al sonno profondo durato anche troppo. I diritti sono un processo, se non li curiamo, i processi possono andare avanti o indietro. Ed è quello che sta succedendo…”

gadget feto congresso famiglie

Gli “orrendi gadget” del Congresso delle Famiglie che citava la Bonino…

La giornalista RAI Eva Giovannini cita a quel punto Simone de Beauvoir, infatti solo 70 anni fa la scrittrice scriveva: “Non dimenticare mai che una crisi politica, economica o religiosa sarà sufficiente per mettere in discussione i diritti delle donne, questi diritti non verranno mai acquisiti, dovrai rimanere vigile per tutta la vita”. E ora eccoci qui.

Se c’è una legge che penalizza le donne è Quota 100” riprende la Bonino, “perché è irraggiungibile con un’incostanza di carriera, cosa che facilmente succede tra figli e contratti determinati. Stesso discorso sul decreto Pillon che impone molti obblighi, come il mediatore a carico della famiglia se è presente un minore. Evidentemente gli adulti non vengono considerati responsabili! Sul #Metoo invece vorrei vedere gli uomini in prima linea, perché “normalmente” la violenza è maschile sul corpo della donna. E poi le risoluzioni. Che neanche aiutano a far capire alla gente quello che si sta facendo. Invece di revenge porn non si può chiaramente parlare di “vendette pornografiche”?

È importante capire che “l’Europa è amica delle donne, in Commissione, in Consiglio, in Tribunale… le migliori sentenze sulle donne sono arrivate da lì. Ma finché vi considerate “periferia” e non “protagoniste” non cambierà nulla. Ma anche l’Italia in Europa deve considerarsi protagonista. Per esempio mettendo un bel commissario al Mediterraneo…”

Le Contemporanee e l’Osservatorio hanno volutamente organizzato una giornata in cui si potessero confrontare esponenti di diversa provenienza politica. Erano presenti tutti, dai Radicali (+Europa) al Pd, dal Movimento5Stelle a Leu, perfino Forza Italia con Mara Carfagna, da tempo a lavoro su queste tematiche. Chi mancava all’appello era solo la Lega (molto grave essendo un partito di governo) e tutti gli altri partiti di destra, estrema e non.

Le Contemporanee a Napoli, roundtable con Emma Bonino, Eva Giovannini, Beatrice Covassi e altri

Le Contemporanee a Napoli, roundtable con Emma Bonino, Eva Giovannini, Beatrice Covassi e altri

I temi affrontati moltissimi. E il primo fra tutti, il più generale, riguarda proprio “la lotta agli stereotipi” che affliggono le donne, come in apertura sottolinea Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, battaglia che sta portando avanti.

Più che necessaria se si considera un semplice aneddoto… Se a una donna che organizza un workshop sulla leadership, un uomo chiede “ma questo corso è applicabile anche agli uomini?”, è normale controbattere: “bella domanda, se l’avessi fatta anche al contrario”. Lei è Abby Wambach, americana, campionessa del mondo di calcio, che ha appena scritto un libro, Wolfpack, che affronta la parità di genere, dentro e fuori lo sport, e che consiglia sempre: “se avete il dubbio, rigirate la questione. Se non funziona anche al contrario, significa che c’è discriminazione e dovete dirlo”. Così, se nessuno osa chiedere a un uomo che organizza un corso di leadership, se questo possa essere adatto anche alle donne, di sicuro non può avvenire il contrario.

Con uno sguardo allo sport, l’intervento della giornalista Flavia Perina: “ho una formazione di destra, ma oggi è evidente una mancanza di contenuti – ‘che facciamo l’8 marzo?’ ci si chiedeva, come se non ci fosse niente da dire. Invece c’è una grande voglia di politica da parte delle donne, basti vedere Non una di meno. Però anche questo è un movimento che va contro le cose. Dove sono i contenuti a favore? Zero. Ma sono qui perché Le Contemporanee è un primo tentativo in questo senso”. Non solo opposizione, ma proponimenti concreti. “In fondo si parla di pari opportunità dagli anni ’80, da sotto Craxi. Possibile che siamo ancora ferme qui? La difesa del fortino dei diritti acquisiti non mi basta più. In politica le donne sono scelte dagli uomini, cioè ‘io ti scelgo basta che non rompi i coglioni’. La pari opportunità è vuota quando c’è palese discriminazione. Due esempi senza donne: nello sport o come presidenti di federazioni sportive in cui la maggior parte degli iscritti è donna (in tutta Italia ci sono 17 amministratrici delegate), cose che bisogna iniziare a sanzionare…; e nell’editoria: agli stati generali, donne zero. Nei giornali uguale: ‘ti scelgo, ma tu devi scegliere il canone maschile’. Le donne al potere devono avere il coraggio di cambiare, bisogna spingerle a fare questo, sennò sarà sempre peggio”.

Sulle quote rosa si è detto che sono utili nel momento in cui è necessario ripristinare, forzatamente, un minimo di equilibrio di rappresentanza. Dice Daniela Caglioti, docente dell’Università Federico II, “tra gli iscritti all’università, il 55% sono donne, sono quindi di più e fanno anche meglio”. Contando poi la disparità che si rivela una volta raggiunto il mondo del lavoro, “la quota aiuta a ricordare agli uomini che ci siamo. Forse nel futuro non ci servirà più, ma per ora…” Senza dimenticare però il risvolto della medaglia, come sottolinea Marcella Marconi, scienziata e direttrice dell’Osservatorio Inaf di Napoli. “Le quote rosa a lungo andare sono controproducenti anche per noi” semplicemente perché rivelano una disparità che si cerca di risolvere per legge, quando andrebbe risolta per diritto naturale.

Frans Timmerman, Primo Vice Presidente della Commissione Europea promette battaglia per la parità salariale e contro la violenza sulle donne. Luca Carabetta, Vice Presidente della Commissione Attività Produttive del M5S, dice poco, ma snocciola dati: “la presenza di donne nelle piccole e medie imprese è all’8% e nelle grandi imprese al 13%, sono le startup a registrare una crescita con il 43% delle presenze”. Vincenzo Spadafora, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri parla di “deliri veronesi”. Ma lì, presenti a Verona, ci son ben tre ministri del governo.

Valeria Fedeli, senatrice del PD, ex ministro dell’istruzione, parla di un “attacco ai diritti civili e sociali delle donne. Finché non esisterà anche un congedo di paternità non ce la faremo mai. Non è un atteggiamento rivendicativo, è solo un approccio a una nuova cultura. Problema anche delle donne, infatti, quando dicono ‘la maternità è mia’. No, è la società che ha cercato di metterti su un piedistallo, e solo su questo! Stereotipi che esistono fin dall’infanzia, quando ancora si dice che la matematica o le scienze non vanno bene per le bambine…”

È d’accordo anche Alessandro Fusacchia, radicale e deputato +Europa (gruppo misto) che dichiara: “mi sto occupando del congedo di paternità. Facciamo solo ‘leggine’, invece serve un’agenda anche per gli uomini: loro pensano che la questione di genere non sia un loro problema. Ma io vorrei stare di più con mia figlia”.

Rossella Muroni, deputata Leu, è fiduciosa: “serviva una piattaforma dove incontrarsi, sennò siamo in solitudine”. La Muroni è la deputata che a inizio dell’anno si mise davanti a un pullman di migranti in uscita dal Cara di Castelnuovo di Porto, applaudita dalla folla, e scrivendo su Twitter “Bambini, donne, uomini, vogliamo solo sapere dove vanno e che condizioni troveranno. Restiamo umani per favore”. Era entrata nel centro di accoglienza con le sue avvocate, e proprio le donne che aveva incontrato l’avevano spinta ad agire. “Dicevano: ‘vogliamo andarcene perché questo non è un luogo sicuro per noi’. Ma poi c’era una 22enne incinta che era terrorizzata perché non sapeva dove sarebbe andata a dormire quella sera. Ho visto in loro paura e forza, e ho voluto aiutarle. Le donne sono Le pietre d’inciampo della storia. Catia Bastioli ha creato l’alternativa alla plastica, ed è stata crocefissa, quando dovrebbe ricevere una difesa trasversale, perché abbiamo in realtà un potere fortissimo e siamo contro il petrolio per i nostri figli. Ogni donna è madre come le pare, ma le condanne arrivano spesso da altre donne, e questo non è più tollerabile! Ci deve essere solidarietà tra di noi, cercando nel mentre di creare un’alleanza con gli uomini, anche se in politica la misoginia si respira quotidianamente. Spesso sono loro che spingono a farci diventare “uomini” nel dibattito politico. Ma non è quello che vogliamo diventare! Abbiamo i nostri modi!

Luca Mascaro di Sketchin, azienda di design strategico, sottolinea il primo obiettivo de Le Contemporanee e cioè la compilazione di un “White Book, attraverso tavoli e gruppi di lavoro che analizzino i problemi in modo neutro”, per avere un’agenda chiara e concreta sul da farsi che verrà posta all’attenzione di governi e istituzioni. “Ed è la prima volta in Italia”. Un evento importante anche per combattere il problema della polarizzazione delle opinioni, che si verifica su qualsiasi tematica, ma va superato. Tipo sui vaccini, per cui ci sono i “sì” nettamente contrapposti ai “no”, quando la situazione è di certo più complessa e non risolvibile col bianco e il nero.

È d’accordo Paola Concia che inizia il suo discorso di fatto presentandosi: “dalla sinistra alla destra, oggi sono fuori la politica, vivo in Germania e mi occupo di didattica. Se proprio devo dire mi sento più vicina alle posizioni della Merkel, ma all’epoca in Italia mi hanno penalizzato perché sono quella che ha sdoganato Fini, la Perina, la Carfagna… ma questo è quello che Le Contemporanee fanno e faranno di diverso: fare un fortino tutte insieme! Le donne hanno fatto un passo indietro, Le Contemporanee devono fare tre passi avanti per le donne, per il diritto e le culture digitali. In Italia c’è una sorta di tecnofobia, ma le donne possono invece trovare più libertà nel lavoro grazie alla tecnologia. La polarizzazione delle opinioni porta solo miseria e nessun avanzamento. Mi ossessiona quello che può passare nella testa dei 18enni di oggi a sentire quello che si dice sulle donne. E la svegliata deve essere anche degli uomini. Vi piace lo stereotipo dei bruti? Noi vi aspettiamo 5 minuti, ma poi ci raggiungete e andiamo avanti insieme”.

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