Gender

Diabolik ed Eva, il fumetto violento creato da due donne

foto Angela Giussani

Angela Giussani, creatrice di Diabolik

Ormai famoso in tutto il mondo, Diabolik è un personaggio immaginario dei fumetti, ladro e spietato assassino, insieme alla sua complice e compagna di vita Eva Kant. Ma non tutti sanno che… fu ideato negli anni ’60 da due brillanti donne italiane che erano in grado di parlare amabilmente di violenza sorseggiando del tè… e poi il primo disegnatore di Diabolik sparì nel nulla…

Oggi, lunedì 11 marzo 2019, e solo per tre giorni, uscirà al cinema Diabolik sono io, il film documentario di Giancarlo Soldi che, attraverso interviste, racconta la genesi di uno dei fumetti più conosciuti e amati in Italia e nel mondo. Nel documentario appaiono anche le sue creatrici, Angela e Luciana Giussani, “in un filmato inedito che ho restaurato, un po’ in stile Arsenico e vecchi merletti”, scherza il regista all’anteprima per la stampa.

La cosa più bella di Diabolik è proprio chi se lo immaginò la prima volta. Era il 1962, mese di novembre, quando Angela Giussani, milanese, pensò per la prima volta a un qualcosa che fosse, veloce e facile da leggere e possibilmente legato al genere giallo. La Giussani infatti, moglie dell’editore di Astoria, creò una mini casa editrice al suo interno, l’Astorina, che aveva tutta l’intenzione di dare qualcosa da leggere ai pendolari di Milano.

Alcuni raccontano che l’ispirazione le venne quando trovò un romanzo di Fantomas, abbandonato in una cabina del treno. Fantomas infatti è un po’ il padre di Diabolik. Nato nel 1911 dalla fantasia dei francesi Marcel Allain e Pierre Souvestre, è un personaggio nero e misterioso, criminale spietato, protagonista di una serie di ben 32 romanzi. Che a sua volta però somiglia più ad Arsene Lupin di Maurice Leblanc ideato nel 1905. Dai romanzi ai fumetti.

prima copertina Diabolik

Il primo fumetto di Diabolik, Il Re del Terrore (1962)

L’altra cosa bella, o meglio strana, è il fatto che Diabolik iniziò subito nel segno del mistero. Il primo disegnatore, Angelo Zarcone detto “il tedesco” perché pare andasse in giro con sandali e calzini, sparì nel nulla dopo aver consegnato le tavole del primo fumetto Il Re del Terrore, e nemmeno l’investigatore privato Tony Ponzi (ingaggiato dalle Giussani) fu in grado di rintracciarlo! Le ipotesi sono tante, e anche che non sia mai esistito: nel documentario Gianni Bono, storico dei fumetti, racconta che un giorno chiese a Brenno Fiumali (disegnatore di Diabolik che realizzò proprio la prima copertina) se lui almeno avesse mai conosciuto questo famoso Zarcone. Be’ in risposta ricevette un ritratto di Zarcone che assomigliava in tutto e per tutto a Diabolik stesso!

Le Giussani volevano solo ringraziarlo, visto che Diabolik fu subito un grande successo: dal 14esimo numero infatti anche Luciana Giussani, sorella di Angela, volle unirsi all’avventura dei fumetti. La redazione era composta da quattro donne – “lavoriamo sempre in equipe perché vengono idee migliori” dichiarava Luciana, più i disegnatori (uomini).

All’epoca in Italia i fumetti subivano un rigido controllo – racconta Soldi che “fuori dalle chiese venivano affisse quattro liste: quella dei fumetti consigliati, i fumetti sconsigliati, e infine i fumetti negativi o addirittura proibiti”. Diabolik fu subito inserito tra i peggiori, subendo anche una serie di cause in tribunale (tutte vinte) per “deviazione di minori”. Ma tutto questo non fermò il successo, anzi chissà forse lo aiutò nella sua diffusione.

E così ecco a voi, da 57 anni, questo misterioso dei fumetti dalle sopracciglia scure e gli occhi azzurri – “il viso è ispirato a Robert Taylor, come Eva a Grace Kelly”, confessano ridendo le Giussani, idoli del loro tempo. Vive in una città – Clerville – che è il non-luogo per eccellenza, senza nemmeno dei monumenti storici di riferimento.

copertina eva kant

Una copertina dedicata ad Eva Kant

Ma chi era veramente Diabolik? Lo racconta il fumetto n° 5: Diabolik era solo un neonato quando giunse su un’isola sperduta, unico sopravvissuto di un naufragio. Qui fu allevato da una banda di criminali comandata da tale King, dalla quale apprese le sue tecniche criminali. Diventato adulto, scappò dall’isola col tesoro della banda, ma solo dopo aver ucciso King, il suo primo vero omicidio intenzionale, perché lui a sua volta aveva ucciso una pantera invincibile di nome Diabolik a cui il ragazzo si ispirava… Un personaggio che col tempo evolve in “una sua moralità” assumendo tratti più umani. Come dice anche Carlo Lucarelli, intervistato nel film: “Diabolik non prese mai la strada dei cani, come si dice in Serbia, cioè non ha mai ucciso per il gusto di uccidere”, ogni sua mossa era funzionale al suo obiettivo. Diabolik è “un vero noir italiano, come i vecchi gialli di Scerbanenco”.

Anche Eva “non è solo la donna di Diabolik”, nel tempo si evolve: da bella “amante succube”, diventa complice indispensabile. Fino a raggiungere livelli insperati: come raccontano i Manetti Bros. (che tra poco inizieranno le riprese del loro film su Diabolik): “possiamo definire Eva come la prima donna dei fumetti, ma anche della letteratura in genere, a salvare il suo uomo” e non viceversa. Toccando anche punte di femminismo per esempio quando, legato alla sua figura, uscì Senza paura (2008) un manuale di autodifesa. Facendo attenzione a pronunciare il suo nome in modo giusto: “molti sbagliano dicendo kent, in realtà il suo cognome non è inglese, ma tedesco, in omaggio al grande filosofo Immanuel Kant”, come sottolinea Mario Gomboli, attuale direttore di Astorina.

Ma perché Diabolik non tradisce (le donne) e perché è stata scelta tutta questa violenza? Sono i due aspetti su cui insiste il giornalista nella video intervista alle Giussani. Risponde Angela con il suo tè, la sigaretta e un sorrisetto: “evidentemente in Eva Diabolik ha trovato la sua donna della vita e non ha bisogno di cercarne altre”. Inoltre “la lotta tra bene e male esiste nella vita, e Diabolik è sì spietato, ma con un suo codice di comportamento” si difendono ancora, ma quello incalza “ma voi però state dalla parte del male, lo fate vincere”. Risponde Luciana Giussani: “il male non vince, sfugge”.

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