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Natura vs chimica, gli stereotipi del “bio” (2)

green chemistry

Nulla è veramente “green” al 100% ma di sicuro la chimica ha più chance di creare sostanze il meno impattanti possibile… (dal nostro adorato compoundchem.com)

Proseguiamo il nostro viaggio tra i 1.001 stereotipi che caratterizzano il dibattito odierno che contrappone la natura alla chimica… quando c’è poco da contrapporre: entrambe tossiche e salutari.

(Continua da Natura vs Chimica, 1.000 stereotipi di cui non puoi proprio fare a meno)

6. SE UNA SOSTANZA È CANCEROGENA VA ELIMINATA: giustissimo, ma che ci sia un criterio

A meno che tu non abbia intenzione di provare a eliminare qualsiasi cosa che abbia delle più o meno forti connessioni con il cancro (quasi tutto), è bene che si faccia molta attenzione. Perché sennò poi succede come con il tanto discusso glifosato, componente degli agrofarmaci (ovvero tutto ciò che è necessario usare sulle coltivazioni per avere quel 70% di produzione, e cioè anticrittogamici, erbicidi, insetticidi…): eliminato dal commercio non appena è stato inserito nella categoria 2A dello Iarc (evidenze cancerogene sugli animali, ma non sull’uomo, quindi alta probabilità). Giustissimo. “Se non fosse che poi lasciamo circolare sul mercato prodotti ancora più rischiosi” (v. stereotipo n°8). Consideriamo anche che in Europa l’Italia è terza per uso di agrofarmaci – coltiviamo molto e quindi stressiamo molto i terreni -, ma sappiate che a utilizzarli non sono solo le coltivazioni “normali”, ma anche quelle “bio”: ed ecco uno dei più grandi stereotipi sul tema…

7. BIO SIGNIFICA ‘SENZA TRATTAMENTI’ O CON ‘TRATTAMENTI NATURALI’: molto bello e molto non vero

In generale anche il biologico utilizza trattamenti chimici. E non è nemmeno malizia, cattiveria o malafede. “La verità è che anche chi produce con intenti ‘bio’ non può farne a meno per i motivi produttivi di cui sopra. Per esempio il “farmaco laser”, a base di Spinosad, è un “insetticida naturale” utilizzato contro la tignoletta della vite, parassita che può rovinare un intero raccolto. È pericoloso per l’ambiente, i bambini e anche per le api, ma è il più utilizzato nell’agricoltura bio”. L’unica differenza tra bio e non bio, “sta solo nel tentativo dei primi di scegliere agrofarmaci che abbiano meno impatto di altri”, ma la verità è che “un agrofarmaco senza impatti ancora non esiste”. E spesso si va avanti con delle pratiche, magari tradizionali, che si ritengono erroneamente sicure

8. IL RAME È BIO E FA PARTE DELLA NOSTRA TRADIZIONE : forse volevi dire, “il rame esiste in natura, ma ad alte dosi è tossico, e soprattutto nei terreni”
“Uno dei più gravi problemi per l’Italia, che è piena di viti, è proprio il rame. Siccome è associato al nonnino con la sua simpatica pompa irroratrice, è considerato innocuo ed è molto utilizzato nell’agricoltura bio”. Nel Rapporto Efsa (European Food Safety Authority) 2017 si è stabilito non solo che il rame è tossico, ma anche persistente, per non dire eterno (quindi peggio del glifosato per esempio). È presente in grande quantità nella terra e anche nell’aria, perché è un componente non solo degli agrofarmaci, ma anche dei fertilizzanti. Per questo l’Efsa l’ha messo tra i “candidati alla sostituzione” e in teoria illegale da gennaio 2019, ma purtroppo al momento non è stato trovato nessun “principio attivo sostitutivo efficace”, che sia inoltre atto a soddisfare la domanda di 500 milioni di consumatori. Nonostante questo, resistenze e false credenze persistono, diffondendosi facilmente tra la popolazione. Soprattutto se la maggiore associazione dell’agricoltura italiana, la Coldiretti, si oppone a questa valutazione dell’Efsa (probabilmente per il nonnino di cui sopra) quando c’è poco da opporsi alla realtà della chimica…

pesticidi neonicotinoidi e api

I neonicotinoidi sono una classe di pesticidi, considerata sicuramente pericolosa per le api (senza le quali va alla malora praticamente tutta la catena alimentare) e già soggetti a restrizione in Europa. Sono però ancora presenti in 120 paesi del mondo…

9. MA SE IL RAME FACESSE DAVVERO MALE, SAREMMO TUTTI MORTI A QUEST’ORA : No, la situazione peggiora col tempo

Ma allora perché siamo ancora vivi? Se il nonnino ha sempre fatto così? Perché più si va avanti col tempo e l’utilizzo, più i rischi aumentano. Basta leggerlo in qualsiasi enciclopedia alla voce “proprietà del rame”. Dalla Treccani: “Il r. è molto tossico per gli organismi inferiori e per i microrganismi. Per gli animali superiori e per l’uomo dosi fino a un decimo di grammo non sono dannose, mentre lo sono quantità di 2-3 g, che possono anche riuscire letali”. Se poi è vero che il rame è persistente, sia nel corpo umano che nei terreni... “un vigneto piantato per un secolo ha una quantità di rame che è meglio che non ci cammini quando piove, perché rischi di morire fulminato!” Il terreno di un vigneto secolare ormai può uccidere le viti stesse, ed è quello che sta accadendo in Francia a molti vigneti storici. E considerando anche che nei terreni ci sono pure le falde acquifere… fate un po’ voi i conti…

10. SUI CIBI RIMANGONO SEMPRE RESIDUI TOSSICI CHE POI SI ACCUMULANO NEL CORPO : no, la realtà non è così tragica

Infatti, al contrario del rame, la maggioranza delle sostanze chimiche NON si accumula nel corpoE “bisogna anche considerare che col tempo (dal campo alla tavola) molte molecole si disperdono”. Considerando pure che di solito la frutta e la verdura si sciacquano, la presenza di residui è in realtà minimale. Abbiamo dei Ministeri fatti apposta per controllare queste cose. Il Ministero della Salute per esempio si occupa del report ufficiale, scaricabile su internet, riguardante i “Residui di prodotti fitosanitari in alimenti di origine vegetale“. Dall’ultimo emerge che “solo l’1,7 dei prodotti aveva presentato residui superiori alla soglia di legge” (LMR sta per Livello Massimo di Residuo).

11. NESSUNO CONTROLLA LA QUALITA’ DELLA FRUTTA : non è vero, sennò che ci stanno a fare quelli che lavorano nei Ministeri? (e due)

Talvolta le falsità vengono trasmesse anche da inchieste e testate di pregio, come quella delle Iene che rivelò questa “verità” scomoda. O sicuramente vera per quel caso specifico, ma “quello che si percepisce è che sia una condotta generale”. Allora è ovvio che le persone si sentono perse. Ma anche in questo caso ci sono fonti più “dirette” e si spera più affidabili (rispetto al sensazionalismo dei media). Tra questi, fondamentale è il monitoraggio periodico basato sul Piano di Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari” del Ministero dell’Ambiente.

i componenti chimici pericolosi

Nella Tavola periodica degli elementi, Compoundchem si è divertito a colorare dal giallo al rosso quelli pericolosi. Il rame, considerato un “rischio futuro” come il litio dei nostri moderni “device”, non è nemmeno di colore così scuro… d’altra parte quelli scuri sono i nostri naturalissimi uranio, arsenico, zinco, argento…

12. MA DI SICURO NESSUNO CONTROLLA I PRODOTTI DI IMPORTAZIONE… : e invece vengono controllati pure quelli, soprattutto quelli (perché possono sottostare a normative molto diverse dalle nostre)

Confrontando frutta e verdura nostrane con quelle importate, al momento non c’è un grosso divario: “Anche le percentuali di residuo sulla frutta esotica (banane, ananas, mango ecc.), che arrivano essenzialmente da Africa e Sudamerica, non sono così alte, di solito leggermente più alte ma poco”. (E qui il tempo di arrivo, dal campo alla tavola, è ancora più lungo!)


13. E IL CONCIME? QUELLO PUO’ ESSERE DAVVERO NATURALE! : Sì, i concimi sono effettivamente divisi in naturali e non, ma… TA-DAN! In questo caso chimico è addirittura meglio.

Per concimare serve l’azoto, si può quindi scegliere tra “urea chimica” oppure letame. L’unica differenza sta nella quantità: per 1 ettaro di appezzamento servono 650 kg di urea chimica contro 9.000 kg di letame. Con la molecola chimica, quindi, si risparmia (e non si appestano le zone abitate vicine). “È considerata una svolta verde in agricoltura”, ed è chimica! Ma c’è diffidenza. “In generale i concimi naturali sono ottimi, ma non bisogna dimenticare da dove vengono. Oltre al letame (anche di volatili) il resto sono tutti scarti di macelleria: sangue e ossa di bue, farina di corna. (Gli stessi che, utilizzati come mangime, provocarono la mucca pazza, tra parentesi). Questi composti nutrono i terreni, il chimico nutre solo la pianta. Anche se non sembra, questo è un vantaggio contro l’altro grande problema, anche italiano, dei nitrati (gruppo 2A, “probabilmente cancerogeni”) presenti nel terreno che possono raggiungere le falde acquifere (se piove tanto per esempio). “Essendo molto coltivata, la Lombardia sta messa malissimo per la presenza di nitrati”. Vedi l’ultima rilevazione dell’Ue che ha indicato nella provincia di Brescia il luogo più infestato d’Europa a livello di farmaci e pesticidi. La causa è proprio l’esagerazione negli apporti di concimi azotati, anche organici, perché è l’azoto a trasformarsi in nitrati. Quindi saranno meglio 9.000 kg o 650 kg? In questo caso la scelta chimica ha addirittura un vantaggio sul naturale. Tra sprechi e nitrati “stiamo impoverendo i nostri bacini”, mentre sarebbe sempre saggio e salutare imparare dai pregi degli altri: “gli israeliani sono dei geni in questo campo, sono in grado di coltivare i deserti, utilizzando un sofisticato ma naturale sistema d’irrigazione a goccia”…

(Continua con Natura vs Chimica, il “rischio zero” non esiste)

(non erano 1.000 stereotipi, ma insomma…)

Tutti i virgolettati sono di Donatello Sandroni, laureato in Scienze Agrarie ed Ecotossicologia e Massimo Galbiati del Dipartimento di Bioscienze di Milano.

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Categories: Politics, Religions, Uncategorized

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