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Natura VS chimica, 1.000 stereotipi di cui non puoi proprio fare a meno (1)

la dose fa il veleno

La dose fa il veleno“. Mai così vero come nel caso dell’eterna lotta (stereotipata) tra naturale e sintetico. Gli OGM fanno male? D’altra parte c’è chi ha rischiato di morire anche per tre noccioli di ciliegia… (da http://www.compoundchem.com sito che consigliamo a chi ha bisogno di spiegazioni semplici di chimica – noi in continuazione!)

In tempi recenti si è allargata una certa platea di persone che è solo per il “naturale” e contro ogni prodotto chimico. Una contrapposizione fuorviante che non tiene conto del fatto che non tutto ciò che è in natura è salutare, non tutto ciò che è chimico è artificiale o tossico. La chimica di base è natura, “composizione della materia”. Quello che è importante è non credere a tutto, non ingigantire la realtà, e soprattutto puntare su chi fornisce fonti e dati attendibili. Per orientarci al meglio possibile nelle nostre scelte quotidiane…

 

Ed ecco il domandone: come informarsi in modo normale su “chimico e naturale” se tutti sono in grado di dire tutto e il contrario di tutto? L’unica cosa che possiamo fare, come quando ci affidiamo alle cure del medico, è affidarci ai professionisti, chi conosce bene le materie che studia. E quindi ecco a voi 1.000* affermazioni, sul biologico e non, che girano di questi tempi. Convinzioni, per non dire subito “stereotipi”, che verranno sfatati oppure no, di sicuro discussi e controversi. Tanto che forse siete confusi, come lo siamo noi. Ma di sicuro le parole del giornalista e divulgatore scientifico Donatello Sandroni e il tossicologo Massimo Galbiati ci hanno aiutato un bel po’. In più ci aggiungiamo l’aiuto di un sito che ha avuto l’idea di rendere questi argomenti complessi più accessibili a tutti attraverso le sue bellissime infografiche chimiche. Più di così non si può fare.

1. PER STARE BENE BASTA MANGIARE SELVATICO: bello e (quasi) impossibile!

A parte che bisognerebbe pure verificare dove cresce questo selvatico, ma soprattutto oggi “il selvatico spesso non esiste”, ormai quasi tutto è coltivato. Coltivare significa solo nutrire e difendere la pianta”, ma di questi tempi non gode di una grande fama. Eppure sono queste due cose che “trasformano il potenziale produttivo di un terreno dal 30 al 70%”. Di sicuro per una questione di guadagni (“l’imprenditore agricolo è imprenditore tanto quanto gli altri”), ma anche perché è ormai quasi necessario, essendo la nostra una popolazione in crescita di miliardi di persone, e solo perché la perfezione, il 100%, non è mai possibile. “C’è un problema da risolvere piuttosto e sta nel come si coltiva, in certi casi in modo sbagliato”, come quando nel 2015 Greenpeace denunciò l’abuso di pesticidi sulle mele europee.

i gruppi dello iarc per definire le sostanze a livello cancerogeno

Eccolo l’indice più affidabile al momento e i relativi gruppi in cui ogni sostanza sospetta viene segnalata (sempre da il bel compoundchem.com)

2. LA NATURA E’ BUONA, LA CHIMICA E’ CATTIVA: troppo facile!

La vita è fatta di sfumature: “La percezione su ciò che è chimico e ciò che è naturale oggi è fuorviante” perché semplicistico e irreale. Anzitutto la chimica è la composizione di qualsiasi “materia” esistente, ma basti pensare checi sono cose naturali estremamente tossiche che consumiamo e teniamo tranquillamente in casa” – per esempio la patata o il pomodoro che contengono solanina potenzialmente in grado di provocare emorragie interne, o la noce moscata, praticamente l’ecstasy allo stato originale. Ovviamente, come spesso succede, è la quantità ingerita a fare la differenza (e la cottura della patata).

3. SE LO DICE INTERNET E’ VERO: come quando a dire la verità era la TV (salvo poi sorbirci da decenni un sacco di propaganda, falsità e pessimo gusto): ogni mezzo veicola contenuti di qualità, cavolate e cose da cui è meglio difendersi

Ma è questa confusione del poter affermare qualsiasi cosa, che magari ci fa assumere azioni paradossali. Come il continuare a usare sostanze che fanno realmente male “e magari eliminarne altre che non lo sono” o almeno non ai livelli che ci vengono presentati – il caro, vecchio, insopportabile allarmismo dei media. Un esempio è il tanto contestato Teflon, nome commerciale con cui è maggiormente conosciuto il politetrafluoroetilene, rivestimento di tante padelle: appartiene infatti al Gruppo 3 (Not classifiable per prove insufficienti) della classificazione delle sostanze tossiche (a partire da quelle ritenute sospette), costantemente monitorata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Who) tramite l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc). Di sicuro lo strumento di informazione più completo che si può avere oggi, liberamente consultabile cliccando sull’ipertesto (qui per iniziare con una bella introduzione in italiano). Queste organizzazioni ed agenzie appartengono alla “casta” che ha il potenziale “potere di poter” fare il bello e il cattivo tempo? E’ sicuramente vero e possibile, ma non si può non tenere da conto che lì dentro ci vanno, comunque, a lavorare dei comuni professionisti, solitamente persone appassionate e dedicate ai loro studi. Se non lo sanno loro, non lo sa nessuno. E purtroppo nella vita (dall’andare al ristorante al prendere un aereo), quasi ogni 5 minuti tocca fidarsi e affidarsi agli altri, per forza. L’illusione di poter controllare tutto è un controproducente atteggiamento da paranoici.

prodotti naturali vs prodotti chimici

Ed ecco qui lo scontro tra titani: naturale o fatto dall’uomo? A una prima occhiata c’è il 50 e 50. e soprattutto ci sono sostanze considerate generalmente pericolose, come teflon e aspartame, che non lo sono poi così tanto; e altre che ingeriamo quasi quotidianamente, come mele (naturali) e aspirine (chimiche), su cui sarebbe invece da sapere che hanno una loro tossicità… (compoundchem.com)

4. CON QUEGLI INGREDIENTI NON ME LO MANGIO MICA!: ma si sa da secoli che l’abito non fa il monaco (anche se va detto che nominativi più “comprensibili” aiuterebbero)

Ci sono cose che a sentirle così, con il loro “vero” nome scientifico – “gradiresti un bel piatto di furanone?” – spaventerebbero chiunque, quando poi vai a vedere, o meglio “conoscere”, scopri che è solo l’ingrediente naturale che dà quella particolare freschezza alla fragola. “Ma io oggi lo posso ricreare anche di sintesi, e sempre la stessa molecola è!” Quindi dov’è il problema se poi lo leggiamo sull’etichetta? Probabilmente è proprio il non sapere cos’è. Probabilmente se ci fosse scritto “freschezza di fragola” sarebbe un bel po’ diverso. Con un esempio simile, “il metileugenolo è un pesticida considerato oggi Possibly carcinogenic, Gruppo 2B, ben meno grave rispetto al Gruppo 2A – con cui spesso lo si confonde, dando vita a molti di quegli allarmismi di cui sopra – che è invece “solo” Probably: tra i due cioè c’è la stessa – enorme – differenza che intercorre tra un “forse” e un “probabilmente”. Ma qual è la sorpresa? La sorpresa è che il metileugenolo sta dentro una cosa che mangiamo spessissimo, il basilico! E quindi nell’adorato pesto alla genovese che consumiamo tutti in tutto il mondo. E per essere precisi è il profumo del basilico. “Di solito quando lo scegliamo lo prendiamo più o meno odoroso? Di solito prendiamo le piante più piccole, proprio perché ne contengono di più!” Quello che si vuole dire è che a nessuno finora è stata diagnosticata una morte per basilico, e quindi forse anche quel pesticida potrebbe essere un “male minore” rispetto ad altre scelte… (ma questo si approfondirà al prossimo elenco).

5. SE FA MALE ABOLIAMOLO!: dipende (e tanto le sostanze che ci piacciono di più ce le teniamo strette)
Classica reazione a ciò che fa male è la sua eliminazione. Giustissimo, se è possibile sostituirlo con un altro principio attivo non tossico, o se potessimo semplicemente farne a meno. Ma poi c’è l’altro stereotipo-verità: “le cose più buone sono quelle che fanno più male” e quelle, non si sa come mai, ce le teniamo ben strette. Per tutte le altre che non sappiamo manco che sono, tipo il glifosato in agricoltura, il teflon in cucina o i parabeni nei prodotti intimi, gridiamo alle streghe. Il punto è che siamo circondati, immersi e produttori di sostanze chimiche più o meno salutari. La più diffusa e inquinante è proprio quella che produciamo in continuazione: l’anidride carbonica! È evidente che abolire tutto ciò che contiene sostanze che fanno male è un’utopia anche piuttosto drastica. “Come dire che in autostrada ci sono le macchine, che proprio benissimo alla salute non fanno, e allora aboliamo le autostrade o cerchiamo di migliorare le macchine?” Il segreto infatti, nell’attesa fiduciosa dei miglioramenti e scoperte della chimica, è sempre quello stravecchio degli antichi Romani, in medio stat virtus, il segreto è la quantità. La noce moscata insegna: un pizzico nelle vostre ricette dà quel bel sapore caldo e speziato al vostro piatto, pochi grammi e ti sballa molto peggio che a Woodstock. Stessa cosa allora dovrebbe valere per tutte le sostanze, il cui consumo sicuramente fa male alla salute, come si stabilì per esempio per il tabacco, poi l’alcool (etilico) e più recentemente il grande scalpore sugli effetti da consumo di carne. Ma anche lì che casino è successo prima di capire che era stata fatta una distinzione fondamentale? Tra carne lavorata (quindi per esempio gli insaccati) e carne rossa. E soprattutto che non era stata citato nessun’altro tipo di carne, per chi ha gridato al complotto vegano. Insomma questi stanno tutti nel Gruppo 1: Definitely carcinogenic, sicuramente cancerogeni. Tranne la carne rossa, a cui è stato dato un leggero beneficio del dubbio, rimanendo al probably. Ma non diciamolo troppo in giro, o ad alta voce, oppure facciamo proprio finta che non è vero, loro sono le nostre sostanze naturali tossiche preferite… ❤ 

 

[clicca qui per la seconda parte]

*ok era solo un’iperbole contro la moda degli articoli a lista: pare che nessuno ti legge se non c’è una quantificazione, se non ti rivolgi direttamente al lettore, aggiungendo infine un pizzico di mistero del caxxo 😉

 

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