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Trap, giovani e società

trap gta

La trap secondo la grafica di Gta V

Non avrei mai pensato di difendere la trap, infatti non lo faccio. Ma sembra che gli attacchi subiti da questo genere musicale, abbiano una tempistica sbagliata, un’ipocrisia di fondo e manchino il punto della situazione.

La trap è salita all’attenzione dell’opinione pubblica dall’incidente della discoteca di Corinaldo, in provincia di Ancona, avvenuto durante un concerto di Sfera Ebbasta, rappresentante della scena milanese. Tralasciando ora di addentrarsi nel chi e perché abbia usato lo spray al peperoncino, se il locale fosse sovraffollato e le uscite di sicurezza a norma, ciò che è socialmente interessante è il fatto che ci si sia magicamente accorti di chi è Sfera Ebbasta, di cosa canti, del messaggio che veicoli.

Un po’ di cenni storici, la trap nasce una ventina di anni fa ad Atlanta come sottogenere dell’hip hop. A differenza di quest’ultimo, che si sarà anche commercializzato e venduto ma almeno partiva con le migliori intenzioni, la trap è andata dritta al punto, cioè fare soldi. Come? Sfruttando la rete, estremizzando l’estetica, sfoggiando firme in modo da creare invidia nel pubblico, millantando prodezze economiche e sessuali, tutto su strumentali oggettivamente ben spendibili nel panorama discografico e dell’intrattenimento.

In Italia ci arriva più lentamente, nel 2014, con l’ascesa dei “pionieri” milanesi Sfera e Ghali, quello il cui pezzo era finito nella pubblicità della Tim ed è stato pure accennato da Pippo Civati in un video tragicomico. Sfera invece è addirittura stato invitato al concertone del 1 maggio 2018, inutile dire come fare le marchette a Gucci sia antitetico con la festa dei lavoratori. Ma la responsabilità è degli organizzatori, che pur di richiamare pubblico sono passati sopra tutto. Il sottobosco trap si è poi arricchito in tutto il Paese con personaggi discutibili.

Civati trap

Pippo Civati canta la trap di Ghali

Tra questi la romana Dark Polo Gang, che sembra una parodia e forse lo è, il dubbio resta. Ma vende. Nel 2016 sono finiti su Rai2, a Nemo, e si può discutere all’infinito se certi fenomeni vadano ignorati e minimizzati o se comunque bisogna far vedere e conoscere un po’ di tutto, poi ognuno si forma la propria idea. C’è del giusto in entrambe le visioni. Quest’anno la Gang, ridotta di un membro, è stata scritturata da StraFactor per fare da giudice sul panorama trash.

Tutto per dire come la televisione si sia spesso già occupata di trap, anche ospitandone i “protagonisti”, tipo Young Signorino, ma un po’ trattandola nella maniera dei freak show di un tempo. Intanto questi proliferavano su internet e su YouTube. E quindi stupirsi ora del sessismo, dell’apologia della droga o del consumismo spinto al massimo non ha veramente senso.

Ma finché non ci sono scappati i morti, per cause indipendenti dalla qualità della musica, ovvio, era visto tutto in maniera acritica. Per esempio non si è mai sottolineato abbastanza il controsenso di voler essere trasgressivi indossando firme, di passare per alternativi pur essendo un perfetto ingranaggio della macchina capitalista. Però ora la trap è diventata catalizzatrice dei mali della gioventù. Ed è qui che bisogna spezzare, a malincuore, una lancia in suo favore.

Che la trap non sia né artistica né rivoluzionaria non c’è dubbio. Come diceva il comico Bill Hicks, “fai pubblicità e sei automaticamente fuori dall’elenco degli artisti”. E non è rivoluzionaria perché anziché provare a cambiare la società, ne è di fatto una sua creatura. È frutto dell’ambiente circostante, né più né meno. Non tenta di modificarlo in meglio ma si adatta perfettamente ai “valori” più popolari, soldi, sesso e droga. E il suo modo per comunicarli fa breccia facilmente.

Dare la colpa alla trap, come si faceva anni fa con il metal per la violenza – senza fare paragoni stilistici, per carità – è un modo di deresponsabilizzarsi. A livello personale prima di tutto: non è un genere a venire da noi a disimpegnarci, siamo noi a rispecchiarci nelle scelte che facciamo. Vale per la musica come per il cinema, la letteratura, la comicità eccetera. Va bene la scarsa offerta, ma se vuoi allargare un minimo gli orizzonti il modo lo trovi, anche se ciò richiede più sforzi.

E poi a livello collettivo, istituzionale. A partire dalla famiglia, passando per la scuola, la politica e tutto il resto. La trap promuove valori che sono fuorvianti? Al di fuori della nicchia non va meglio. Di pubblicità che alludono al sesso per vendere pure la colla ne abbiamo fatto il pieno.

Trap Dark Polo Gang

Scontro generazionale tra il gruppo trap Dark Polo Gang e nonna Carmela, andato in onda su Le Iene

Lo stesso per quanto riguarda oggetti che “arricchiscono” lo status, macchine, televisori, telefoni, abbigliamento, cibo, se non hai l’ultimo modello e non punti sul lusso non sei nessuno. Se non usi sistematicamente i social network nemmeno esisti.

E la politica non dà esempi migliori. Sembra anacronistico tornare su Berlusconi, ma l’idea di cui lui è stato portavoce è quella. E se è stato votato più e più volte è perché l’italiano, neanche troppo in fondo, avrebbe voluto essere come lui. Poi si scandalizza se Sfera o colleghi dicono esattamente le stesse cose. Per non parlare dell’onnipresenza in internet dell’attuale classe dirigente (e non).

Più che chiederci quale influenza possa avere la trap sui giovani, insomma, dovremmo domandarci come mai tanti giovani sono attratti dal genere e si identifichino in certi valori.

Intervistato da Michael Moore nel documentario Bowling a Columbine, Marilyn Manson diceva: “chi ha più influenza, il presidente (degli Stati Uniti, ndr) o Marilyn Manson? Mi piacerebbe essere io, ma punterò sul presidente”. Certo, Marilyn Manson faceva un più ampio discorso sul legame tra paura e consumismo, livelli che nella trap non si sfiorano nemmeno e dove anzi il consumismo è parte fondante.

Ma la logica di fondo è la stessa, non possono essere la trap o Sfera Ebbasta a cambiare le menti, se si tratta di sottoprodotti di un contesto che ha portato alla nascita e crescita del fenomeno.

La Dark Polo Gang nel servizio di Nemo

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  1. Pingback: Trap, giovani e società — StereoType Magazine – Revolver Boots - December 17, 2018

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