Ethnos

La formalità ci spinge a essere meno autentici

formalità colori

La formalità perfino nei colori… da indossare. Dal nero da funerale al verde acido da spiaggia.

La formalità interpersonale è un “accordo sulla forma” (dal latino formalitatem), un insieme di specifici codici e situazioni sociali che regolano la comunicazione tra persone che per lo più non si conoscono. In regni e imperi che diventavano sempre più popolati e cosmopoliti, la formalità nasceva dunque con la funzione di mediazione preventiva di un possibile conflitto. Come tra gli animali esistono, potremmo dire, simili convenzioni che segnalano una varietà di atteggiamenti, di disponibilità o viceversa di difesa o addirittura attacco, per esempio lo scodinzolare di un cane.

Come dice l’antropologo Eric Gans all’origine della formalità nell’uomo si collocò il nuovo scopo di un “gesto abortito”, “trasformato da atto pratico in atto rappresentativo”, che pure manteneva una sua praticità: ancora oggi “tale scopo immaginativo media”, infatti, “il differimento del conflitto, allontanando una possibile collera”.

Ma oggi qualcosa è cambiato. Da una funzione fondamentale di convivenza e agevolazione comunicativa (mostrarsi benevoli per poter intraprendere uno scambio) in periodi storici incerti, la formalità che ormai dovrebbe dare per scontata la disponibilità al dialogo, sembra stia ostacolando la vera conoscenza dell’altro, il quale tende piuttosto a nascondersi dietro di essa.

citazione formalità

“In qualsiasi relazione, quando l’attaccamento muore nascono le formalità e quando le formalità nascono poi non rimane più niente”.

Il problema è che, in un’era caratterizzata dagli abusi, si abusa anche di formalità. Ringraziare quando non c’è nulla da ringraziare, tipo in seguito all’ottenimento di un diritto, chiedere ‘scusa’ quando c’è niente da chiedere scusarsi, che male c’è se ti ho letteralmente sfiorato in metro? Sono tendenze ad allontanare la vicinanza, invece che il contrario. Non è vera e propria gentilezza né comunicazione, è più lo specchio di una chiusura.

Tanto che è proprio la formalità a far verificare scene paradossali. Avete mai provato a dire “sì” a qualcuno che vi sta offrendo qualcosa per la seconda volta? Puoi chiaramente vedere gente che ci rimane male. Ma come è possibile se me lo stava offrendo? Perché c’è chi che si aspetta esattamente questo: gentile offerta-gentile rifiuto-gentile offerta-gentile rifiuto, in un balletto inutile e duraturo, basato su una cortesia che di fatto si è svuotata di contenuto.

Gente che ci rimane male perché non è arrivata nessuna offerta. Con classico commento seguente: “be’ almeno il gesto lo poteva fare… poi noi avremmo detto di no, ma…” Ma non ha senso, perché il risultato sarebbe lo stesso, solo camuffato in modo ridicolo, tanto per essere più ambigui. Potremmo semplicemente offrire quando ci va e evitarlo se non ci va davvero. Eppure tutti sanno che è così che funziona e allora c’è perfino chi ci tiene a specificare: “se io offro è perché lo voglio fare veramente”. Ma allora che sia così, senza bisogno di dover addirittura smentire la forma!

Un “abuso di cortesia” insomma che caratterizza certe “categorie” più che altre. Per esempio l’estrema gentilezza che sembra caratterizzare praticamente tutte le popolazioni orientali, se comparate con quelle occidentali. Non che le altre non lo siano, ma qui puoi incontrare persone che arrivano a chiedere “scusa”, loro a te, se tu le hai accidentalmente colpite. All’esatto opposto per esempio il popolo americano (dell’intero continente) sembra decisamente meno portato a metter su atteggiamenti “costruiti”, preferendo una comunicazione più diretta e spontanea. Senza pensare che in quanto italiana la mia visione è molta italiana, popolo comunque noto per la sua “cortesia”. Tant’è che contrariamente agli anglosassoni che hanno solo il semplice, pratico ed egualitario “tu”, non riusciamo a fare a meno ancora del nostro “lei”. D’altra parte abbiamo ancora sacche di “voi”! Che non sono altro che altri pezzetti di forma che ci allontanano l’uno dall’altro. Ma qui i Romani non c’entrano visto che “fino a prima del terzo secolo dopo Cristo nel latino esisteva solo una forma allocutiva nel singolare, il tu. Nell’antica Roma, i romani davano del tu agli amici, ai soldati, anche all’imperatore e a qualunque persona rivolgessero la parola”.

sento che dire 'ti amo' sia diventata una formalità

“Sento come se il dire ‘Ti amo’ sia diventata una formalità, invece che il sentire veramente qualcosa per l’altro…”

Ma le più abusanti (e abusate) sono le donne. Come in modo ironico rappresentava bene la comica americana Amy Schumer in un suo sketch dove una serie di donne non facevano altro che “scusarsi” vicendevolmente di cose (essenzialmente della loro “scomoda presenza”), finché la scena si chiude con il tragico paradosso di una che si scusa, mentre sta morendo sul palco (ustionata da un tè), perché con la sua morte ha rovinato tutto lo show che doveva essere divertente. Donne che arrivano perfino a sorridersi a 32 denti, baciarsi e abbracciarsi come vere sorelle, se non fosse che si odiano a morte. Questo è qualcosa che si può vedere praticamente ogni giorno in qualsiasi programma tv e riflette livelli di falsità che mettono paura.

Le donne sono così affogate nella formalità perché così sono state educate nei secoli, a essere sempre gentili e leggiadre, delicate, benevolenti e accoglienti, a essere ordinate, senza far rumore e pensando sempre agli altri. Un’educazione “sottomessa” che ha sottomesso anche la loro naturale aggressività che, per questo motivo, è spesso molto più “disordinata” o perfino “incontrollabile” rispetto a quella degli uomini da sempre educata a fuoriuscire (il loro problema infatti è l’esatto contrario). Tanto che spesso e tristemente l’aggressività delle donne si riversa in modo masochistico su loro stesse e le altre donne.

Ma per fortuna le nuove generazioni stanno cambiando. Sono ragazze e ragazzi che parlano molto più chiaro, talvolta possono sembrare rudi, ma in realtà stanno solo soffiando via la patina inutile della formalità.

Perché sia chiaro, una cosa è la cortesia, la gentilezza, la dolcezza del comportamento, vera, autentica e da preservare, una cosa è l’adozione costante e supina di gesti formali che spesso creano una barriera sulla comunicazione più che un ponte. Non ha senso usare la forma per nascondere quello che si pensa veramente. Talvolta tutto sarebbe più semplice solo così, parlando chiaro, mostrando, con gentilezza, i propri voleri e i propri desideri.

 

Tra una marchetta e l’altra la rete pubblica statunitense ABC si chiede appunto se le donne non si scusino un po’ troppo… “donne in costante stato di ‘scusa’, a lavoro, a casa, perfino a letto. Guardando quella pubblicità la maggior parte delle donne si rende conto di farlo continuamente… e senza nemmeno sapere perché”. A giocare un ruolo è anche la biologia, visto che “il cervello femminile ha più connessioni tra emisfero destro e sinistro e per questo motivo le donne sono più emozionali e sensibili rispetto a ciò che provano gli altri”. Ricerche lo confermano: “le donne si scusano consistentemente più degli uomini, cosa che ha un impatto su come le donne sono percepite”, in un perenne circolo vizioso, “ovvero meno potenti e molto più sottomesse”. Con una scioccante conclusione: “oggi le questioni di sessismo, femminismo e empowerment femminile sono portate avanti dai… brand”.

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