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Digiuno, quando medicina e religione convergono

Da pochi giorni siamo entrati nel Ramadan, il mese di digiuno quarto pilastro dell’islam. In ogni religione digiunare ha una forte valenza simbolica, una prova di forza di volontà, ma anche dal punto di vista laico, della medicina, se ne apprezza la purificazione fisica e mentale.

Parte fondante dell’islam, il digiuno è appunto presente in tutte le confessioni. Per il cristianesimo (Quaresima, Mercoledì delle Ceneri o nei giorni di magro) è un modo di fare penitenza e di mostrare solidarietà verso quelli meno fortunati e abbienti; nell’ebraismo non si può mangiare (né fare altre cose) per tutto il giorno dello Yom Kippur, come espiazione e per ristabilire l’ordine cosmico.

Anche e soprattutto nelle credenze orientali il rapporto con il cibo è cruciale. Nel buddhismo il digiuno è un mezzo di autocontrollo e disciplina, che aiuta la meditazione e la spiritualità, destinazione nirvana. Per l’induismo favorisce l’armonia tra anima e corpo, in accordo con l’assoluto e nel totale rifiuto delle necessità materiali. Ma più che nei culti monoteisti di origine mediorientale, è tutta la dieta in ogni periodo dell’anno a essere condizionata, con attenzione all’equilibrio e spesso al vegetarianesimo.

Dato che l’astinenza è trasversale, ha storicamente preso piede anche dal punto di vista scientifico e medico. In Italia, l’Associazione Scuola della Salute ha dettato i punti base del digiuno terapeutico, riprendendoli dalle norme dell’igienista americano Herbert Shelton. Centrali sono preparazione psicofisica e programmazione, messa a punto di attività specifiche e l’altrettanto importante è la ripresa alimentare, personalizzata a seconda dei casi. Ma già dall’antichità i Greci, gli Arabi e gli Egizi sostenevano le ragioni curative del digiunare.

Il Ramadan, mese di digiuno, è il quarto pilastro dell’islam

Contrariamente a quanto si possa pensare logico, il digiuno non toglie del tutto l’apporto energetico, che anzi è per il 30% “impegnato” dalla digestione. Quindi entrano in gioco i substrati endogeni, ovvero i depositi di zuccheri e grassi. Lo stato metabolico comporta una riduzione anche di riserve di carboidrati e proteine. Per rinverdire il sistema nervoso centrale serve un nuovo ciclo in 12-15 ore, salvo si vada a pescare tra le proteine muscolari.

Ovviamente il digiuno si può attuare in diverse modalità, da quello integrale a forme più lievi che consentono l’assunzione di liquidi e brodi vegetali, con una fase di transizione che non porti a uno stacco drastico, né quando si eliminano progressivamente alimenti né quando si reintroducono. In questa fase il processo si inverte, glucosio, acidi grassi, proteine si riformano e immagazzinano. Si passa dal catabolismo all’anabolismo. Nel passato lontano, quando non c’era l’abbondanza attuale, l’organismo era più resistente perché allenato ad astenersi (non certo per scelta).

Secondo le ricerche portate avanti da Mark Mattson e il National Institute on Aging una dieta di tre pasti e spuntini non è (più) la migliore maniera di nutrirsi e saltare qualche pasto ridurrebbe i rischi di contrarre il morbo di Parkinson e quello di Alzheimer, ma anche l’epilessia, perché il cervello sarebbe al riparo da segnali sovreccitanti. Digiunare a intermittenza migliorerebbe l’apprendimento e la memoria, riducendo i rischi di degenerazione delle funzioni cerebrali e di stress.

L’oncologo Umberto Veronesi, in vita forte sostenitore e praticante del digiuno come terapia

La medicina non ha dubbi sugli effetti positivi di digiuni brevi, come un giorno a settimana. Questo lasso di tempo permette l’espulsione di tossine, alleggerendo gli incarichi del sistema immunitario che così può recuperare vitalità, tutto senza richiedere consulenza professionale, necessaria se si decidesse di prolungare l’astinenza da cibo per qualche giorno.

Spiegazioni mediche e spirituali non necessariamente contrastano – spesso la religione ha fatto le veci della medicina, pur con risultati diversi. Lo riconosceva anche il noto oncologo Umberto Veronesi, forte sostenitore del digiuno come terapia. “Avete mai provato a meditare con lo stomaco pieno o svolgere attività intellettuali? Quali idee fulminee, intriganti, appassionate, geniali possono mai arrivare dopo un’abbondante mangiata? Il danno da sovralimentazione è un nemico quasi quanto la fame. La purezza del corpo è uno strumento dell’evoluzione della mente”.

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