Politics

Il paradosso del MoVimento 5 Stelle (trilogia dell’orrore pt.3)

movimento 5 stelle

La bandiera del MoVimento 5 Stelle, ai tempi del blog di Grillo

Il MoVimento 5 Stelle vive del paradosso che deriva dall’essere stato fondato da un comico. Non perché la satira non possa occuparsi di politica, anzi, in Italia c’è stata una sovraesposizione di eroi della libertà contro il tiranno della politica, che poi era Berlusconi. Ma perché da navigato comico qual è, Beppe Grillo sa bene che quest’arte vive di esagerazioni e appunto paradossi.

Primo su tutti, iniziare le aspettative per un mondo migliore con il V-day, da cui deriva la V maiuscola di MoVimento, oltre che per il numero romano “cinque” e il film “V per Vendetta”. È chiaramente un paradosso aspettarsi miglioramenti e bontà mandando tutti a quel paese, per quanto liberatorio possa anche essere – ma ad esempio stonerebbe su un Gandhi o un Mandela.

È paradossale l’idea di combattere un sistema entrandoci a far parte, ma fino a un certo punto, è più paradossale l’idea di lottare contro caste e massonerie con una piattaforma misteriosa quanto mai verticistica, dove uno vale uno ma Grillo&Casaleggio valgono più del doppio. È quindi paradossale che quello nato come un movimento si sia strutturato come un partito, gerarchico e organizzato non meno degli altri (parola di Grillo all’ultimo comizio pre-elettorale 2018). Così come è paradossale sempre la chiusura di Grillo, che si rifà all’ideologia 5 Stelle, dopo che per tutti questi anni si è parlato post-ideologismo in politica.

Che poi è il motivo per cui hanno dragato elettori delusi da destra a sinistra, cambiando sembianze più volte a seconda del momento storico, per non scontentare nessuno, perché le ideologie saranno anche morte, ma chi vota si ricorda abbastanza bene il suo passato. Se all’inizio il MoVimento poteva essere associato più alla sinistra anche estrema, per aver fatto sue le istanze anti-corruzione, anti-sprechi, ambientaliste, con gli anni c’è stata una svolta a destra evidente.

Ironia sulla frase di Di Maio sui “taxi del Mediterraneo”,momento di svolta a destra del MoVimento 5 Stelle. Dalla pagina Carlo Hebdo

E quindi si arriva a Di Maio che chiama le Ong “taxi del Mediterraneo”, smentendo di aver detto “taxi del mare”, ma sono sottigliezze. Alla Lombardi, candidata alla regione Lazio, che vuole meno immigrati e più turisti, perché i primi pesano sul welfare e i secondi portano soldi – che sarà anche vero, ma non è proprio solidale. Alla Raggi, che nella campagna elettorale per le comunali a Roma auspica la chiusura dei campi rom non perché rappresentano una discriminazione su base etnica che non dovrebbe più esistere, ma perché sennò le cooperative ci mangiano sopra.

La “Terza Repubblica dei cittadini”, come dichiarato da Di Maio dopo la vittoria elettorale – indipendentemente dalla capacità di fondare un governo – sembra più un ritorno alla Prima Repubblica, dove la Democrazia Cristiana era partito di massa e si poneva abilmente in mezzo a sinistra e destra, strizzando l’occhio un po’ qua e un po’ là per avere appoggi ambivalenti e ambigui, anche se poi l’epoca degli esecutivi monocolore non è durata in eterno, rimpiazzata dal più funzionale pentapartito.

L’appunto che più viene mosso al MoVimento 5 Stelle è quello sulla non preparazione, nessuno prima di entrare in Parlamento aveva fatto politica, pochi avevano esercitato una qualche professione. In realtà questa non dovrebbe essere una discriminante. Non perché “i professionisti hanno fatto peggio”, come rispondono mediamente alle accuse, con un fondo di verità, visto che un Gasparri ha una lunga militanza politica alle spalle e un Tremonti è un tecnico di economia.

movimento 5 stelle vertici

Vertici politici ed extraparlamentari del MoVimento 5 Stelle, Alessandro Di Battista, Beppe Grillo e Luigi Di Maio

Nessuno si sognava di dire a un Platone o a un Leopardi (provocazione) di non aver mai lavorato prima e comunque per tutti c’è una prima volta, non è quello il punto. Il punto è che, al di là delle parole di Grillo, effettivamente manca un’ideologia, una filosofia alle spalle, che vada oltre il materialismo – non la corrente filosofica – per abbracciare una visione di insieme complessa.

L’ultimo paradosso è che nonostante la genesi satirica, che per tradizione argomenta le sue idee controverse ma divertenti, il MoVimento 5 Stelle ha avuto una bella responsabilità nel dividere in bianco e nero, squadre contrapposte, noi e loro, andando avanti per luoghi comuni banali ma facili da capire: politici ladri; giornalisti mentitori e servi del potere tranne Travaglio e Gomez, poi si è aggiunto Paragone; il popolo ha sempre ragione e tutti possono avere opinioni ugualmente valide. E si è appiattito un dibattito che già era ai minimi termini.

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