Politics

Il centrodestra dopo Berlusconi (trilogia dell’orrore pt.2)

berlusconi

Silvio Berlusconi (o la sua statua di cera)

Silvio Berlusconi è stato il protagonista indiscusso della storia del centrodestra nella Seconda Repubblica e nel male e nel peggio ha segnato la Storia del Paese, anche ben prima che entrasse in politica. Ha cambiato le regole della televisione, portandola dal noioso modello educativo della RAI allo scosciato intrattenimento, facendosi rincorrere dall’emittenza pubblica. Ha cambiato le regole del calcio, dando il via a spese folli, facendosi rincorrere dalle altri squadre per tenere un passo più lungo della gamba (vedi i crack di Cecchi Gori, Cragnotti, Sensi e Tanzi).

Ma anche in politica non è stato uno come tutti gli altri. E non solo per la storia personale di “imprenditore che si è fatto da sé”, di estraneo al mondo politico che avrebbe cambiato marcia dell’Italia, perché se il Milan vinceva scudetti e coppe, se le sue aziende prosperavano (al netto di qualche fallimento tipo Standa) dando posti di lavoro, come non fidarsi?

È stato il primo ad avere consenso e odio personale. Anche prima di lui il Paese era spaccato, tra democristiani e comunisti, con i socialisti in mezzo a fiutare l’aria, ma nessuno era padre padrone del suo partito, c’era sempre un’ideologia dietro che trascendeva il singolo.

Il vecchio centrodestra, con Bossi, Berlusconi e Fini. Non meno inquietante di quello attuale, ma all’epoca leghisti e destra estrema erano solo un appoggio al leader indiscusso

Berlusconismo e antiberlusconismo sono entrati di diritto nel vocabolario e non si sa quale abbia fatto più danni. Quelli del berlusconismo non vanno neanche spiegati, mentre gli altri si sono lasciati guidare dall’ossessione. Primo, dare tutto quel peso a Silvio Berlusconi. La politica quasi sempre riflette interessi più ampi, di cui ogni candidato è solo la punta dell’iceberg. Secondo poi, tutto ciò ha fatto il gioco di Berlusconi, che come negli altri campi a lui cari si è fatto rincorrere dagli avversari, dettando in un certo modo le regole.

Il resto è storia nota, perfino la campagna elettorale di Veltroni del 2008, fondata sul non nominare mai il Cavaliere, era chiaramente un segno dell’ossessione, altrimenti perché non pronunciare un nome che poi è quello del principale contendente? Anche se alla resa dei conti, questa ossessione è stata l’unico fattore collante della sinistra, che senza un nemico comune così forte ha perso il suo faro. Qualcuno ha dovuto guardare altrove (Travaglio), qualcun altro si è dissolto piano piano (Di Pietro, Luttazzi).

La sopravvalutazione di Berlusconi è anche quella che gli ha ridato una – breve – vita. Dato per finito nel 2011, per i diktat europei e per le condanne definitive, con tanto di servizi sociali, qualcuno lo ha inspiegabilmente visto ringiovanito nel corpo e nello spirito alle ultime elezioni. A parte la voce incrinata dall’età e l’aspetto da statua di cera un po’ più scheletrica del solito, anche le paventate possibilità di un nuovo premierato – non direttamente ma quasi suo, tramite il fedele Tajani – non si sono dimostrate così fattibili. Centrodestra prima coalizione, vero, ma il rapporto di forze con la Lega si è completamente ribaltato.

L’ultima versione del centrodestra: Berlusconi, Salvini, Meloni, non meno peggio di Bossi e Fini, ma con un rapporto di forze che ora pende verso la Lega

La vera domanda è se Forza Italia abbia preso il 14%, a fronte di uno storico massimo del 37%, grazie o nonostante ci fosse ancora Berlusconi, il cui ruolo nel centrodestra è ormai quasi ufficialmente superato, sia per l’erosione a destra (Lega) che al “centro” (se il MoVimento 5 Stelle ha conquistato un terzo degli elettori, statisticamente qualcuno verrà anche da lì).

Il problema è stato il sorpasso a destra, secondo una tendenza sempre più frequente in Europa (e negli Stati Uniti), dove non vanno più di moda i conservatori classici moderati, quelli alla Dc, cui Berlusconi diceva di ispirarsi (risata libera), con riferimento nel Partito Popolare Europeo, ma ci si estremizza verso il reazionarismo.

Si dice che il diavolo che conosci sia meglio di quello che non conosci. Speriamo non ci tocchi rimpiangere perfino Berlusconi.

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