Politics

Sinistra cercasi (trilogia dell’orrore pt.1)

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il quarto Stato, quadro emblema della sinistra

Contare il numero di scissioni che hanno contraddistinto la storia della sinistra è esercizio per feticisti. Tra pochi anni sarà il centenario della prima, quando nel 1921 il Partito Comunista Italiano, a Livorno, fuoriuscì dal Partito Socialista. Da allora è stato un susseguirsi di sigle e siglette durate il giusto, che al confronto l’attività dei batteri è dilettantistica.

Non a caso, lo diceva Corrado Guzzanti in uno sketch del 2010 in cui imitava la buonanima di Fausto Bertinotti: “I grandi animali non fanno più paura, il leone è chiuso in gabbia. Di cosa abbiamo paura? Dei virus, microorganismi che non riusciamo neanche a vedere. La sinistra deve tornare a essere un mistero”. O come insegna Merlino nel famoso duello con Maga Magò de La spada nella roccia. Nell’escalation di trasformazioni culminate col drago sputafuoco, il mago sconfigge la rivale infettandola con una malattia rara.

Ironia a parte, si è spesso indagato sulle ragioni del divisionismo a sinistra, apparentemente insito nel dna. Da un lato il massimalismo dottrinale ha sempre spinto a una gara per la migliore interpretazione del pensiero di Marx e Lenin. Per cui c’è sempre qualcuno più ortodosso, più fedele alla linea, più purista, quindi più a sinistra. Con poco spazio per l’aggiornamento.

Matteo Renzi, segretario Pd, accusato dai fuoriusciti del partito di aver abbandonato i binari della sinistra

A fatica si è superato (ufficialmente) il legame con falce e martello come attrezzi specifici decisamente anacronistici. Bisogna considerare che quelli erano gli strumenti di lavoro più diffusi 200 anni fa. I mondi contadini e operai non sono più la massa, legata alla produzione fisica di un qualcosa.

Non che le fabbriche non chiudano e i problemi dei diritti sindacali vadano ignorati, ma lo strato più grande di popolazione ormai sta andando verso una tipologia lavorativa più fluida, per gestione degli orari, indipendenza da un padrone e incorporeità dei prodotti finali offerti. Nemmeno il filosofeggiare avanguardista alla Nichi Vendola è sembrato troppo aderente alla realtà, visto che se ancora esiste una classe operaia, alla fine si è rivolta altrove per cercare rappresentanza.

All’opposto, quello che di fatto è il partito di riferimento viene accusato di essersi troppo adeguato ai tempi, in stile statunitense, centrismo più che centrosinistra – era così anche prima di Matteo Renzi. E gli ultimi appoggi più o meno esterni di Pierferdinando Casini e Beatrice Lorenzin non fanno che avvalorare la tesi. Ma è un rapporto-causa effetto. L’ala più sinistra si allontana, obbligando la parte più moderata a guardare al centro per avere alleati, in un ciclo continuo. E tutti sono troppo orgogliosi o testardi per scendere a compromessi in nome dell’unità, che fa la stessa fine degli omonimi festa e giornale. E si va avanti così, nonostante l’elettorato abbia ripetutamente dimostrato di non gradire.

Ciò che infatti continua a colpire di più è il proverbiale “tafazzismo” della sinistra – il personaggio di Giacomo Poretti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo che godeva nel prendersi a bottigliate i genitali. Le dichiarazioni dei vari Civati&Fratoianni, soprattutto a partire dal referendum costituzionale, hanno accostato continuamente Renzi a Berlusconi. Ci potrà anche essere un fondo di verità a livello di protagonismo, di accentramento, di ponte sullo Stretto e qualche altra riforma, ma sono affermazioni alquanto azzardate, a guardare i fatti e non le opinioni.

Pippo Civati e Nicola Fratoianni, tipici esponenti della sinistra tafazzista

Renzi non ha avuto problemi giudiziali di ogni tipo, dalla corruzione alla bancarotta all’induzione alla prostituzione minorile, non possiede giornali, televisioni, aziende e squadre di calcio, non ha collezionato gaffe internazionali guadagnandosi il disprezzo di mezzo mondo, non ha fatto solo leggi ad personam. Però qualcuno a sinistra rimpiange il Cavaliere, per oscure ragioni.

Forse perché con Silvio ci si divertiva, è stato l’unico in grado di compattare veramente la sinistra. Manifestazioni, proteste, satira, questo crogiolarsi nel sentirsi scomodi e censurati. Praticamente le stesse accuse che poi vengono mosse al MoVimento 5 Stelle, di essere solo “contro” senza proposte costruttive.

Perché alla fine la “vera” sinistra autoreferenziale è stata solo in grado di festeggiare Tsipras in Grecia e la quasi vittoria di Podemos in Spagna. Cioè gli altri.

Corrado Guzzanti imita Fausto Bertinotti

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