Ethnos

Resto mancia

barattolo mancia

Un classico barattolo dove lasciare la mancia

Siamo abituati a pensare che lasciare o meno la mancia sia un valore principalmente culturale, dalla cospicua obbligatorietà degli Stati Uniti, all’offesa per i giapponesi, alla via di mezzo europea, dove qualche euro in più è ben accetto. Ma il metro di paragone è soprattutto contrattuale.

La forchetta del 10-20% di tip o gratuity, nome abbastanza ironico quest’ultimo, viene dato per un fatto assodato, ineluttabile, da buona parte della clientela. I camerieri contano su questi extra per arrivare a fine mese e questo è un lavoro che, almeno a certi livelli, in molti possono svolgere anche senza una particolare formazione.

Ma proprio perché non sempre è richiesta una specializzazione qualificata avviene lo sfruttamento. Ti pago meno del minimo salariale, il resto lo metteranno i clienti. Pochi puntano il dito su questa distorsione del sistema, che ovviamente va combattuta a livello sindacale e non smettendo di punto in bianco di aiutare i poveri camerieri, le prime vittime.

La mancia nel mondo. Negli Stati Uniti crea un giro di oltre 40 miliardi di dollari ogni anno

La mancia non è sempre stata obbligatoria negli Stati Uniti, anzi è relativamente giovane. Affonda le radici nel periodo del proibizionismo, quando i più benestanti, i cosiddetti fat cats, corrompevano i camerieri per un servizio migliore. Da qui l’acronimo tips, to insure prompt service (= per assicurare un servizio sollecito, pronto).

L’industria della ristorazione non ha impiegato molto per capire che poteva massimizzare i profitti spartendo la retribuzione con la clientela, abbattendo così i costi. La corruzione è stata così istituzionalizzata. Una legge di oltre mezzo secolo anni fa ha sancito, per i lavoratori che ricevevano mance, il dimezzamento del salario minimo.

Qualche Stato ha provato a livellare la sproporzione tra lavoratori, ma anche il tentativo di Barack Obama di alzare il salario minimo a 10 dollari l’ora per tutti è stata respinta, perché sarebbe costata 500 mila posti di lavoro, per di più tra i meno qualificati, secondo le stime del Congressional Budget Office. Insomma alla fine ha prevalso la tesi repubblicana di salvaguardare l’occupazione, o in realtà la lobby dei ristoratori, secondo i maligni – anche se a pensar male spesso si indovina, diceva uno che la sapeva lunga. E sperare che Donald Trump vada a colpire l’imprenditoria è quantomeno naïf.

“La vostra avidità danneggia l’economia”, urla un ricchissimo imprenditore a un manifestante che chiede l’innalzamento del salario minimo

Ma anche tralasciando il grave problema di diritto del lavoro, c’è un’altra criticità del sistema. La pur detestabile forma di corruzione del passato garantiva realmente più qualità e attenzione, invece la certezza di ricevere almeno un 10% non migliora il servizio, né, a catena, un servizio migliore migliora la mancia. Secondo uno studio della Cornell University condotto da Michael Lynn e Michael C. Sturman non c’è alcuna correlazione causa/effetto tra le due cose, semplicemente intervengono altri fattori, non esclusa la casualità.

“Le tips dovrebbero essere un incentivo per un buon servizio”, si legge nella sintesi del resoconto. Invece prevale la “teoria dell’equità“, usata per definire i rapporti interpersonali secondo un principio di reciprocità, per cui siamo più disposti a interagire con persone più socialmente attive, per adeguarci agli standard attesi. Vale anche per le mance. Ovvero, più si avverte la pressione psicologica, più si pensa di passare per taccagni, più ci si adegua a una mancia alta. O ancora, i clienti più predisposti alla gratitudine saranno più propensi ad essere generosi, a parità di servizio. Perfino il consumo di alcol è risultato in una certa misura decisivo.

Forse arrivare al cinismo di Mr. Pink de Le Iene, che non crede nel concetto di mancia, è drastico nel senso opposto. Forse.

La scena de Le Iene che spiega la filosofia di Mr. Pink

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