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Media, politica e ambiente

L’Osservatorio ecomedia, analista della presenza del tema ambiente nei media e nella politica

Abbiamo già trattato in più di un’occasione di come media e politica – la loro agenda setting è concatenata, abbiano spesso snobbato il tema ambiente, relegandolo ai margini del dibattito se non in caso di catastrofi naturali. L’Osservatorio sullo Sviluppo Sostenibile e l’Ambiente nei Media (OSA) ha recentemente pubblicato i primi dati relativi al 2017, analizzando il flusso di informazioni in materia, cercando così di coinvolgere sulla questione sostenibilità, non più da intendersi solo relativamente all’ecologia ma in una più ampia visione socio-economica.

Per raccontare l’impatto dell’ambiente sui media, il rapporto dell’OSA propone una sintesi dei risultati del monitoraggio dei principali tg nazionali di prima serata nel primo semestre del 2017. Il “peso” dell’ambiente in tutte le sue possibili accezioni è di circa l’11% delle notizie, 2760 su 24673. Un numero che può essere relativamente cospicuo, ma questa fetta si suddivide a sua volta in cronaca di disastri naturali, condizioni meteorologiche (insieme il 72% del totale), temi ambientali (20%) e natura&animali (8%).

Anche sul meteo prevale la logica emergenziale, che catalizza il 44% delle notizie. Per l’OSA questo è un allarme di secondo livello, limitato temporalmente. I cambiamenti climatici e le conseguenze irreversibili sono classificate invece di terzo livello, un’emergenza sistematica. I loro effetti occupano il 49% della narrazione sul clima, il restante 51% è il racconto di accordi e del dibattito internazionale, riacceso dalla volontà del presidente statunitense Donald Trump di rinegoziare l’intesa della Cop21 di Parigi.

Tra le sottocategorie di un più generico inquinamento, l’OSA ha rilevato come il 39% delle notizie siano su degrado e illegalità, in particolare sulle truffe di alcune case automobilistiche che hanno alterato i dati sulle emissioni del diesel. A seguire si parla di salute, come i danni causati dall’inquinamento della cosiddetta Terra dei Fuochi. Quindi, quasi appaiate, le informazioni sui centri urbani – soprattutto polveri sottili – e inquinamento delle acque, per la presenza di plastica o di altre sostanze nocive.

Il “nuovo” paradigma della sostenibilità, non più solo ambiente ma anche economia e società

Nel rapporto dell’OSA è stato anche analizzato lo spazio che i tg hanno dato alla politica, con le interviste agli esponenti dei principali schieramenti. Gli argomenti sono politica interna (quasi il 34%), immigrazione (16%), economia (14%) e politica estera (9%). Società, salute e welfare occupano circa il 7%, mentre la green economy è appena sotto il 5%, davanti alle catastrofi naturali, vicende giudiziarie e sicurezza.

Sui media tradizionali, Matteo Renzi, segretario del Pd, si focalizza principalmente sulla politica interna (64%), molto meno di Pier Luigi Bersani (Mdp, 89%), ma in linea con Silvio Berlusconi (Fi, 61%), Giorgia Meloni (FdI, 60%) e Matteo Salvini (Lega, 57%). Luigi Di Maio del M5S favorisce meno il tema, appena per il 34%, privilegiando più degli altri la trattazione della giustizia, 21%, contro una media generale sotto il 10% e lo 0% di Berlusconi, non pervenuto nemmeno quando si parla di green economy – nonostante la svolta ambientalista con tanto di agnello pasquale salvato dal macello. A dire il vero nemmeno gli altri sono molto sensibili, 0% anche per Bersani e Salvini, 1% per Di Maio e Renzi, 2% la Meloni.

L’analisi dei social media per parole chiave invece ha portato l’OSA ad altre conclusioni sintetiche. La prima è che un po’ tutte le forze politiche si concentrano sulla propaganda – se non sugli attacchi agli avversari. Per il resto, Salvini punta forte sulle minacce presunte portate dall’immigrazione, Di Maio ha spaziato molto tra lotta ai privilegi della politica, vaccini, polemiche sull’attività delle Ong – sua la famigerata frase “taxi del mare” – Renzi è preoccupato da scissioni e correnti interne al centrosinistra mentre Berlusconi è su twitter da troppo poco per avere dati significativi al 31 luglio 2017.

Paolo Gentiloni ed Emmanuel Macron, due metodi diversi di comunicazione politica, soprattutto sui social media, ma sostanziale identità di contenuti

Una comparazione tra il primo ministro Paolo Gentiloni e l’omologo francese Emmanuel Macron, svela come quest’ultimo, per molti prototipo del politico moderno, abbia fatto un uso molto più massiccio di twitter, con 971 tweet in 5 mesi a fronte dei 224 nel doppio del tempo di Gentiloni. Per entrambi l’ambiente non è una priorità. Insieme a sviluppo e sostenibilità pesa per il 13% della comunicazione di Gentiloni e per il 15% di quella di Macron. Visto il ruolo, il grosso delle esternazioni sono sui rapporti istituzionali e Unione europea.

In conclusione, l’OSA ha riscontrato un miglioramento dell’informazione sull’ambiente negli ultimi 20 anni, ma ancora si deve migliorare sull’interconnessione delle tematiche, che non sono chiuse in compartimenti stagni ma al contrario si influenzano reciprocamente e sono fondamentali per la stabilità sociale e degli ecosistemi.

I media si occupano di ambiente ancora in maniera discontinua, così anche la politica, di riflesso, avverte meno il peso nell’opinione pubblica. Rischia di passare in secondo piano la sostenibilità, che dovrebbe ispirare ogni decisione su mobilità, urbanistica, alimentazione, rifiuti, per determinare un’economica circolare che fonda insieme generale e particolare.

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