Origins

Sostenere l’arte, da Mecenate al crowdfunding

crowdarts

Nata a Firenze nel 2016 e sostenuta dall’Unione europea, Crowdarts è la prima piattaforma di crowdfunding, “finanziamento partecipativo” dedicato ai creativi e professionisti dell’arte performativa

Ce l’abbiamo tanto con “i ricchi”, ma bisogna prendere atto che “perfino” loro hanno un ruolo positivo per tutta la comunità. Basti pensare al sostegno che hanno sempre garantito all’arte, dall’antica Roma a oggi. Certo, la logica dei soldi, anche in questo settore, sembra prendere il sopravvento sempre di più. D’altra parte il talento artistico è qualcosa che non si può nascondere e l’importante è quello: che si faccia vedere, da qualsiasi “fonte economica” provenga…

Dall’antica Roma al Quattrocento, da Gaio Clinio Mecenate, amico appassionato d’arte dell’imperatore Augusto, che diede il nome a tutti i successivi, fino alla famiglia Medici di Firenze, i “protettori dell’arte” erano di solito uomini potenti dentro e fuori la Chiesa, tra papi, “sovrani, signori, aristocratici e possidenti”. I Medici avevano fatto loro proprio un motto, di fatto un ossimoro, attribuito ad Augusto, festina lente, “affrettati lentamente”, andando a indicare l’importanza di unire in se stessi “velocità e lentezza”, agendo cioè senza indugi, ma con attenzione. Solo questo basta a spiegare la grandezza che quella famiglia raggiunse e lo “spessore” dell’arte che sostenne.

mostra instagram

Internet è il mecenate di oggi. E il suo mercato: pare che oggi l’arte si venda bene su Instagram. Attenzione alle foto che postate però: a New York un tale Richard Prince ci ha fatto 90mila dollari a “opera unica”, tutte “rubate” dalla rete (nella foto)

Poi arrivarono le banche, con cui ce l’abbiamo ancora di più, ma non fu una cosa brutta per l’arte. Era il 1406 a Genova: “la nascita del moderno sistema bancario, nel Rinascimento, si è accompagnata al fiorire di una stagione culturale molto ricca e feconda” che è durata fino al Novecento, (basti pensare a Peggy Guggenheim su tutti). Ma come sottolineava il critico d’arte Philippe Daverio “fino agli anni Ottanta i banchieri hanno sostenuto e investito nell’arte, mentre adesso siamo passati alla finanza crudele, alla speculazione, e l’arte è solo uno dei tanti settori in cui essa gioca”.

Nel passaggio dalle famiglie ai singoli imprenditori, si è perso un po’ il contenuto rispetto alla forma, ma non disperiamo. È vero che oggi, dei grandi sostenitori d’arte che rimangono, molti ricorrono spesso nelle cronache giudiziarie, come l’Eni, ed è vero che pochi ormai fanno veri e propri investimenti. Almeno ci sono banche ancora “pulite”, come la Bnl, che mantengono una storica passione. In tempi odierni ci si concentra di più in azioni di visibilità e “miglioramento”, come i restauri, o come si preferisce dire oggi, restyling. Dal Colosseo firmato calzature Tod’s di Diego Della Valle, alla scalinata di piazza di Spagna curata dai gioielli di Bulgari, anche queste sono considerate forme di “mecenatismo”. D’altra parte l’Italia “non è più una guida della crescita culturale come un tempo”, continua Daverio, “al contrario siamo trainati”. Anche su questo. In una fase, oltretutto, in cui l’economia mondiale dipende da India e Cina, due Paesi che non considerano “l’arte una categoria a sé, ma una declinazione dell’artigianato”.

La grande novità di questi tempi è un’altra, e questa è la vera buona notizia. I media, dalla tv a internet, hanno diffuso il mecenatismo, per cui se Xfactor è la vetrina dello sponsor che sosterrà un artista della musica (su basi economico-discografiche) in seguito alla scelta del “pubblico”, internet passa la palla del finanziatore vero e proprio, direttamente nelle mani dell’utente. Grazie al fenomeno del crowdfunding, infatti, “il mecenate” oggi sono “tutti”, senza dover essere per forza miliardari come George Soros. Tutti possiamo aiutare l’arte e il talento e questa è una delle tante cose positive della rete che non si sottolinea mai.

art bonus governo

Oggi ognuno di noi può essere un Mecenate dell’arte. Lo dice perfino il governo.

Tra i “nuovi ricchi” mecenate di oggi ci sono anche gli albergatori. Nessun imprenditore ha mai sostenuto la vita di un artista per intero, come facevano le famiglie più antiche, (al massimo oggi ci sono le “residenze”) ma, in una logica di reciproco scambio, l’hotel può offrire occasioni di visibilità.

Roma indice una call per artisti, con scadenza a breve, presentando nel 2018 il primo evento del genere, “trainato” direttamente da Londra

[continua qui]

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