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“Questo è Halloween”

Le zucche di Halloween, tipiche solo dal 1800

Né totalmente pagano o cristiano, Halloween è uno dei tantissimi esempi di sincretismo religioso. Di tradizione celtica, dunque pre-cristiana, viene ripreso nel corso dell’VIII secolo dal monaco Alcuino di York, formatosi in Irlanda, che sovrappone alla festa di Samhain, ricordo gioioso dei cari estinti, la più recente (all’epoca) celebrazione di Ognissanti. Il nome stesso Halloween è la forma contratta di All Hallow’s Eve, la vigilia della festa dei Santi. Un po’ come con il Natale, sorto sulle ceneri del Sol Invictus romano, dimostrazione di come la tendenza naturale sia l’integrazione tra culture.

Purtroppo a volte si nega l’evidenza e la Chiesa, per superficialità o intolleranza, ha spesso bollato Halloween come una festa pagana quando non demoniaca, ignorandone le radici e soprattutto la sua evoluzione. Samhain, come avviene tutte le religioni del mondo, era un modo per non arrendersi alla mortalità corporea, tanto quanto il cristianesimo con la resurrezione e l’onoranza dei defunti. Così si credeva che il 1 novembre, capodanno celtico, i morti di quell’anno potessero fare un ultimo giro sulla terra, portando regali ai vivi.

Alcuino di York e la sua stesura di scritti “Minuscola Carolina”

Dopo l’idea di Alcuino di cristianizzare Samhain, per accattivare la popolazione della regione celtica, papa Gregorio IV e l’imperatore Ludovico il Pio diffondono la nuova festa sincretica in tutto il regno franco, fino all’ufficializzazione nel calendario cristiano sotto Sisto IV, nel 1475. Anche gli antichi romani il 1 novembre festeggiavano la fertilità, come auspicio per i raccolti futuri, tramite doni a Pomona, dea dei frutti e dei giardini. Ulteriore motivo per scegliere proprio questa data per Ognissanti.

Samhain non aveva nulla a che fare con il macabro e la paura, era una celebrazione della vita ed esorcizzazione della morte, in modo che questa anzi non fosse temuta. I celti non avevano nessuna volontà di spaventare, come invece, scherzosamente, si intende ora Halloween. Nel XIX secolo infatti inizia la tradizione, negli Stati Uniti, di organizzare feste la notte del 31 ottobre, vigilia del vecchio Samhain. Si perde l’aspetto religioso a favore di quello giocoso, dove un burlesco terrore prende il sopravvento, omaggio al fascino esoterico dell’occulto.

Da qui lo stereotipo che Halloween sia “un’americanata”. Anche l’uso della zucca viene da oltreoceano. Se nei Paesi celtici si usavano le rape intagliate a forma di lanterna come buon auspicio per liberare le anime del purgatorio, seguendo la leggenda di Jack-o’-lantern. Nel nord America erano banalmente più frequenti le zucche, anche più comode da lavorare per la loro dimensione.

La liturgia moderna dei bambini che chiedono il famoso dolcetto (treat), pena scherzetto (trick), viene dall’usanza medievale per cui i mendicanti ad Ognissanti ricevevano cibo in cambio di preghiere per i defunti. Prime testimonianze dell’uso di costumi risalgono invece al XVI secolo in Scozia, richiamo al fatto che i celti indossassero pelli animali per spaventare gli spiriti – niente a che vedere con i demoni, solo esserini dispettosi. Da qui si è travisato l’aspetto “malvagio” di una consuetudine innocua.

Is Animeddas, equivalente sardo di Samhain e di Halloween

Il fatto che negli ultimi anni Halloween abbia attecchito in Italia può essere, in parte, segno del predominio (o imperialismo?) culturale statunitense, ma, volendo essere ottimisti, anche il recupero di un folklore già diffuso in tutto il Paese. Praticamente ogni Regione ha un equivalente meno mainstream di Samhain.

Come tutte le cose, non possiamo certo dire che Halloween sia rimasto immune al consumismo, ma purtroppo quest’aspetto ha dimensioni ben più ampie di un costume da strega o da scheletro o di una zucca di plastica con una candela dentro. Si può pure festeggiare senza per forza sentirsi sudditi degli Stati Uniti, capitalisti, satanisti o troppo religiosi, rimanendo fedeli alle proprie idee imparando al tempo stesso qualche aspetto delle altre culture.

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