Origins

Iconoclastia (Columbus day off)

Una protesta negli Stati Uniti contro il Columbus Day

Da Los Angeles a New York ci si scaglia contro Cristoforo Colombo. Il principale centro della California ha deciso di abolire il Columbus Day, la ricorrenza che celebra lo sbarco delle tre caravelle nel “Nuovo Mondo” il 12 ottobre, sostituendola con la Giornata dei Popoli Indigeni. Il sindaco della Grande Mela Bill De Blasio ha inserito i monumenti dedicati al navigatore genovese nell’elenco di quelli da abbattere perché discriminatori.

È indubbio come per le poche minoranze eredi degli scampati ai massacri ci sia poco da festeggiare il 12 ottobre, come se a Tel Aviv si ricordasse con orgoglio il giorno del primo discorso pubblico di Adolf Hitler o del suo insediamento al Reichstag. Sebbene tutti i crimini di Colombo & soci siano universalmente riconosciuti, pochi rabbrividiscono al sentirlo nominare, per via di radicati insegnamenti scolastici, un lato consistente del mondo risparmia (parzialmente) Colombo e tanti altri dall’iconoclastia che invece tocca agli Stalin, Hitler, Mussolini – per quanto ancora godano di un seguito nostalgico.

Propaganda antigaribaldina

Nell’episodio de I Simpson Lisa l’iconoclasta, la piccola genietta gialla, facendo una ricerca scolastica, scopre la vera identità di Jebediah Springfield, fondatore dell’omonima città dove vivono i Simpson, un mito per i suoi abitanti. Ovviamente tutti si rifiutano di crederle e quando Lisa trova la definitiva prova della malafede di Jebediah, decide di tacere per non disilludere così tante persone il cui senso comunitario era cementato proprio dal condividere un idolo.

Mustafa Kemal Ataturk, padre della Turchia moderna

Il meccanismo si ripete per tanti eroi della patria. Giuseppe Garibaldi non fu certo un condottiero gentile verso gli avversari, ugualmente il Risorgimento viene raccontato con una certa epica da prodi combattenti senza macchia e senza paura, banalmente perché la Storia la scrivono i vincitori, com’è ben noto. Eppure per la maggioranza il piatto della bilancia con le azioni positive di Garibaldi pesa più dell’altro, perché “non si può fare la frittata senza rompere le uova”. Vale anche per la Resistenza partigiana, di cui ogni tanto escono nuovi crimini sfuggiti in passato, dimenticando che il contesto non era certo la normalità, ma l’occupazione nazifascista.

Mustafa Kemal Ataturk non ha ispirato solo gli anatolici, ovunque ci sono stati movimenti dedicati al padre della Turchia moderna, come i Giovani Turchi, gli stessi responsabili del genocidio degli armeni, circa un milione e mezzo di morti. Ovviamente i turchi declinano responsabilità alla Hitler, sostenendo che beh, non era mica un piano di eliminazione sistematica, ma qualche uovo da rompere per la proverbiale frittata.

Si sa che Che” Guevara non fosse uno stinco di santo, anche se assurto a simbolo di libertà. Era pur sempre un guerrigliero, non un pacifista come Mahatma Gandhi. Eppure perfino quest’ultimo, sinonimo della non violenza, ha i suoi scheletri nell’armadio. Sarà pure stato in funzione anti-britannica, gli occupanti della sua India, ma Gandhi espresse parole di elogio per Mussolini, che passò anche a trovare, e per Hitler. Incredibile, se consideriamo il suo celebre motto “occhio per occhio rende cieco il mondo”.

Gandhi, fautore della non violenza, in visita a Mussolini (che stimava), accolto dai piccoli Balilla

Secondo un saggio pubblicato in Sudafrica, Gandhi, che trascorse una ventina d’anni nell’altra colonia inglese, avrebbe dimostrato un certo razzismo verso gli autoctoni, definiti “selvaggi”, “primitivi” e “indolenti” e avrebbe rivendicato la superiorità indiana sugli africani. La cosa buffa è che poi il suo metodo di lotta influenzerà Nelson Mandela – può valere il discorso per Colombo, altri tempi? Anche su di lui qualche ombra, ma minore. Avrebbe insabbiato le indagini sulla scomparsa di un presunto teste pronto a depositare su omicidi in cui sarebbe stata coinvolta la moglie Winnie nel 1994, condizionale su condizionale d’obbligo.

Che almeno l’iconoclastia risparmi l’immagine del buon Mandela. O era Morgan Freeman?

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3 replies »

  1. Fai un po’ di confusione e non si capisce quale sia la tesi. Che nessuno è perfetto? E’ comunque una festa americana potranno decidere loro in autonomia chi festeggiare. Noi in Italia festeggiamo in Colombo il grande marinaio, l’esploratore, nelle questioni di colonizzazioni e genocidi non siamo coinvolti, lavorava per il Portogallo.

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    • La tesi è che è non si dovrebbe mitizzare nessuno ma mediamente il popolo ha bisogno di eroi per compattarsi attorno a un’identità e finisce con l’ignorare crimini in nome di un ideale superiore. Poi ognuno ha il suo punto di equilibrio e di giustificazione, che non è univoco. (Dire che nessuno è perfetto è un po’ un’edulcorazione!)

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