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Slow Tv

Un fotogramma del viaggio in treno Oslo-Bergen, il debutto della slow tv

In un panorama televisivo votato all’intrattenimento, dove per mantenere alta l’attenzione del pubblico si punta sull’interattività – dai commenti sui social al più classico televoto – ci sono le molto meno note mosche bianche. Da quasi dieci anni la Norvegia ha lanciato il format della slow tv, una sorta di maratona di ore e ore che riprende in diretta porzioni di vita fin troppo comuni.

Antenato illustre è un progetto di Andy Warhol, che a metà degli anni Sessanta girò il lungometraggio Sleep, cinque ore di inquadratura dell’amico John Giorno che dorme – stranamente Warhol non riuscì a convincere Brigitte Bardot a partecipare all’esperimento.

Forse con meno velleità artistiche o sperimentali, il canale NRK il 27 novembre 2009 ha risposto con sette ore di corsa del treno da Bergen a Oslo, per poi alzare la posta il 16 giugno 2011: 134 ore di viaggio in nave da Bergen a Kirkenes, nell’estremo nord della Scandinavia. La cosa strana è che sono stati realmente visti dagli spettatori. Una media di 176 mila utenti per il primo “evento”, con punte di 1,2 milioni. 2,5 milioni di visualizzazioni totali, con picchi di quasi 700 mila spettatori per il secondo. Tenendo conto che la Norvegia ha poco più di 5 milioni di abitanti sono cifre da capogiro, quasi come il festival di Sanremo e la finale dei mondiali di calcio.

NRK ha poi dato copertura mediatica ad altri giri turistici o paesaggistici, attività della fauna locale, pesca al salmone, legna che arde, cucito, lezioni di Storia (anche se qui un qualche interesse si poteva pure sviluppare, se non altro si parla). Ma la slow tv guarda anche al presente, le interazioni attraverso i rapidissimi social media sono state massicce, il dibattito su twitter mentre la nave avanzava verso Kirkenes, in pieno mar Artico, era tra i primi dieci trend topic nazionali.

La diretta di 24 ore del Grande Fratello può rientrare in qualche modo nell’alveo della slow tv. Non succede nulla, ma in tempo reale

Ma anche dall’estero sono arrivate soddisfazioni, con collegamenti streaming dalla Danimarca, Germania, Regno Unito, Francia, addirittura dagli Stati Uniti, patria dell’intrattenimento con ben altri ritmi. L’ambasciata norvegese di Seul ha provato a esportare l’idea in Corea del Sud, piazzando telecamere nella metropolitana della capitale. Anche lì, catturato l’interesse del pubblico, che ha definito l’evento “la trovata di pubbliche relazioni più creativa degli ultimi anni”.

Perfino la britannica BBC ha proposto viaggi in nave e in autobus al suo pubblico tra il 2015 e il 2016, seguita dalla diretta della belga VRT durante il Tour delle Fiandre e dalle corse in tram di Hong Kong. Da noi (anche se non proprio Italia), il Centro Televisivo Vaticano riprende piazza San Pietro in diretta, ma solo quando non ha altre trasmissioni. Più in stile intervallo di qualche decennio fa, con le pecorelle e i monumenti principali del Paese, ma rigorosamente in tempo reale.

Secondo Richard Gizbert, giornalista canadese di Al Jazeera in inglese, il successo sta nel modo strano di raccontare una storia, ma la sua noiosità è fuori discussione. Del resto è la vita stessa ad essere, in certi momenti, noiosa (oltre che in HD e in 3D, ma è un altro tema), per questo si cerca l’evasione, senza bisogno di una slow tv che te lo ricordi. Anzi, che ti fa vivere solo le parti morte di un viaggio, senza la gioia di scendere dal mezzo e trovarsi in un posto nuovo. Finito il programma, sei ancora sul divano.

C’è chi ha paragonato il format alla formula 1, per la morbosa attesa di un incidente che incuriosisce qualche spettatore, ma non regge. I veri tifosi non si augurano certo fuoripista, come si spera non faccia nemmeno il pubblico slow. Poi certo, qualche gara è priva di spunti interessanti o di sorpassi e sembra realmente la corsa di un mezzo di trasporto che va da A a B, ma fa parte del rischio del gioco e comunque le telecamere staccano sui diversi piloti, variando il tema. In fondo anche una partita di calcio può annoiare sullo 0-0 per 90 minuti.

Il vecchio monoscopio che indicava la fine della programmazione giornaliera. Più che slow tv, era still tv…

Sembra più il dietro le quinte del Grande Fratello. La paytv, per ogni edizione, ha offerto un canale interamente dedicato alla “casa”, con dirette di 24 ore. È “meta-noia” (non nel senso letterale della parola, ma di noia nella noia,) pensare a una persona annoiata che guarda una parte casuale di vita noiosa di un estraneo. Almeno la prima serata settimanale offriva solo i momenti salienti.

L’alternativa agli urli, litigi, finti dibattiti che non dicono niente, difficilmente sta nella slow tv, che sarà anche simpatica, ma porta il problema dell’intrattenimento all’estremo opposto. Vero, fa vedere posti che saranno anche stupendi, ma non è certo come esserci, in più programmi di viaggi che spiegano anche qualcosa e tagliano sulle ore di volo già ne esistono a bizzeffe. Tanto vale tornare al monoscopio, che aveva la funzione di sottintendere “è tardi, ancora vuoi stare davanti alla tv?”

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